FIDELITY CARD: L’ALBA DI UN GIORNO GIA’ VISSUTO

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di Gualtiero Lugli

Fidelity card o tessera del tifoso?, è questo l’amletico problema. Al Viminale, pare si navighi ancora in acque torbide e burrascose sulla rotta che fu disegnata da Maroni e destinata, attraverso la bussola della tessera, a condurre alla deriva l’idea del calcio soporifero in assenza della sua musica, il tifo.

Dalla prossima stagione calcistica, nei portafogli dei tanti tifosi che vorranno sottoscrivere l’abbonamento e seguire i propri beniamini in trasferta, dovrebbe esserci (il condizionale è d’obbligo) la nuovissima Fidelity card, una tessera equiparabile a quelle rilasciate dai grandi supermercati, con cui anziché raccogliere punti per graziosi servizi da caffè, sarà possibile accedere a servizi (come facilitazioni e prelazioni nell’acquisto dei biglietti) offerti dalle società e fruire di sempre più agevolazioni nel delirante labirinto del marketing, su cui, oggi, il mondo del pallone riflette la propria immagine impallidita al cospetto della forza bruta del danaro.

I tifosi diventano, o meglio restano, burattini in un sistema che li priva della loro naturale identità sociale, geneticamente estranea ai rapporti di fidelizzazione con le società. Quel che ne deriva, è una relazione aliena a quell’originario patto di sangue che da bambini si è fatto con la propria squadra. Si, perché il tifoso non è un cliente, bensì un apostolo della passione per il calcio, il quale chiede, semplicemente, di poter professare la sua fede volgendo lo sguardo alle traiettorie di un pallone.

Chi sarà a “beneficiare” della nuova card?. Nonostante il direttore generale della Figc, Antonello Valentini, parli di “procedure snellite e di strumento meno di controllo e più legato alla responsabilità dei tifosi”, da quel che si apprende dalla determinazione dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive, cambierà ben poco rispetto a quanto già previsto dalla tessera del tifoso. Coloro che sono soggetti a Daspo o che abbiano avuto condanne anche in primo grado per “reati da stadio” negli ultimi cinque anni, vedranno respinte le loro richieste al rilascio, il ché, inoltre, significa calpestare il sacrosanto principio della Presunzione d’innocenza sancito dalla nostra Costituzione, non essendo necessaria una condanna definitiva al fine di presuppore un motivo ostativo al rilascio.

Per chi spera che il progetto “porta un amico allo stadio”, il quale permetterà ai tifosi fidelizzati di acquistare per le gare esterne un titolo di accesso allo stadio per un proprio conoscente, sia un modo per “liberalizzare” le trasferte, rimarrà probabilmente deluso, in quanto viene richiesto, al fine del buon esito dell’operazione, che sia attivo ed efficiente il collegamento con “questura on line”.

La notizia dell’imminente nascita della fidelity card ha fatto sobbalzare dalla poltrona un adirato Maroni, l’ex ministro degli interni, il quale, vedendo sferrato l’attacco sulla sua creatura, la Tessera del tifoso, ha dichiarato “ hanno vinto gli ultrà e i tifosi violenti, hanno vinto quelle società come la Roma, di cui il ministro Cancellieri è tifosissima, che non hanno mai accettato le regole (La Roma ha già attuato un sistema di carnet biglietti cedibili dal possessore di tessera a conoscenti non fidelizzati)”. Insomma non bastava “Roma ladrona”, adesso si profila anche una Roma anarchica e ribelle, e a poco sono valse le parole del capo della polizia Antonio Manganelli, il quale ha sottolineato come il nuovo provvedimento abbia lo stesso valore della tessera del tifoso, per tranquillizzare il “Maroni furioso”.

Sorge a questo punto spontaneo chiedersi in cosa tessera del tifoso e fidelity card si differenzieranno concretamente. Oltre che alle piccole novità già accennate, tese ad alimentare il rapporto clientelare società-tifoso, la tessera maroniana cambia nome al fine di risolvere le birichinate di coloro che la concepirono più come una “regalia” ai banchieri, che come un effettivo strumento di contrasto al fenomeno della violenza negli stadi.

La quasi totalità delle tessere del tifoso rilasciate dai club calcistici, è bene ricordare, sono comuni carte di credito ricaricabili con durata pluriennale, rilasciate da istituiti bancari partners delle società sportive. Alla faccia delle finalità di ordine sociale!.

Lo scorso Dicembre, il Consiglio di Stato ha accolto l’appello presentato da Codacons e Federsupporter, contro una decisione del Tar del Lazio in cui veniva respinto il ricorso presentato dalle due associazioni avverso la tessera. Con ordinanza, l’organo amministrativo ha motivato sostenendo la presenza di “pratiche commerciali scorrette”  essendo ”inscindibile l’abbinamento tra il rilascio della tessera del tifoso e quello di una carta di credito prepagata da parte di un istituto bancario”.

Ed ecco la fidelity card, svincolata dalla morsa delle banche, e il problema è risolto.E i tifosi?. Poco importa. In un Paese dove anziché svegliare una giustizia appisolata affinché oda i richiami della punibilità, si continuano a costruire castelli di sabbia dove proteggere uno sterile proibizionismo, loro, amaramente, continueranno ad esser resi poltiglia in pasto allo squalo del calcio moderno.

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