ORA CHIAMATELO PORTAOMBRELLI

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Viene definita in tutti i modi possibili immaginabili. Portaombrelli, soprammobile, coppa senza valore: pensate che sia ancora così? Dopo la finale di ieri sera credo che la concezione di questo trofeo sia cambiata sotto tanti punti di vista. Il portaombrelli, snobbato da tutti ai nastri di partenza, diventa sempre di più una conquista che aumenta in modo esponenziale di valore. Sarà perchè le alternative di vittoria in altre competizioni sono ridotte al lumicino, vedi la Champions, dove le nostre compagini non riescono più ad imporre la legge all’italiana, a differenza degli allenatori made in Italy; vedi l’Europa League, presa in considerazione come un torneo pre- sagra del Vinsanto, o come se fosse una semplice gara scapoli contro ammogliati, mentre gli altri corrono e danno l’anima. Ma torniamo al nostro caro portaombrelli. Una volta, circa dieci anni fa, non un’enormità, quando a Manchester a giocare la Champions presentavamo un double all’italiana, per intenderci quando eravamo noi le tigri e gli altri agnellini che non scalfivano il nostro strapotere, nella cara “coppetta” schieravamo i giocatori mai utilizzati, quasi i giovani del vivaio, tanto sentivamo il solito ritornello ” è la Coppa Italia, dobbiamo pensare ad altro”. In caso di vittoria tutto finiva nell’oblio della notte stessa post finale. Il classico olè e adesso che ci facciamo? “Ma si dai lo mettiamo all’entrata della sede, non c’è bisogno del cestino, usiamo la Coppa Italia”. Come mai adesso è cambiato tutto? Come mai adesso i presidenti durante le interviste elogiano questo trofeo come fosse la Coppa Rimet? Ma non importava a nessuno? Adesso si scende in campo con i titolari, ad esclusione dei portieri.  Diciamocela tutta, diamo spazio anche a quei poveri uomini seduti al freddo e al gelo per otto mesi, diamogli la chance di scendere in campo e di volare da un palo all’altro come fanno i colleghi titolari. Mister Mazzarri, se posso farle un appunto poteva e doveva far giocare il povero Rosati, meritava di essere protagonista almeno in Coppa; da portiere amatoriale devo esprimere tutta la mia solidarità per il povero ‘guardien’ dimenticato. Adesso se la giocano e come, tutti quanti, dal team più blasonato a quello meno considerato. Si corre, si suda, si combatte. Si dice che nella finale di ieri la Juventus potrebbe aver snobbato l’obiettivo per il troppo appagamento da scudetto. Non credo, voi pensate veramente che gente come Borriello, Del Piero, Storari, per citarne alcuni, che hanno vissuto una stagione quasi ai margini non avevano la giusta fame per poter vincere la “Coppetta”? Dall’altra parte vedere Campagnaro, Cannavaro, Inler, Lavezzi e chi più ne ha più ne metta giocare col coltello fra i denti è stato solo uno spettacolo per il calcio. Poi l’atmosfera, lo stadio al centro della città Eterna. Bellissimo, strapieno, con tutte le autorità, e con l’ingresso delle squadre accompagnato dal bellissimo “PM THEME” del film Love Actually. Non c’è cosa migliore che giocare con la colonna sonora di un film di Hugh Grant. Poi l’inno, cantato senza base, Arisa eccezionale nel look e nella voce. Stigmatizziamo i fischi di qualche facinoroso imbecille , scusate il francesismo ma fischiare l’inno è un gesto riprovevole. Poi la partita. Giocata alla morte,  un esempio scintillante di calcio moderno, con l’Olimpico che si trasforma nel Colosseo, stile arena quando combatte Spartacus. Per finire le bellissime immagini della consegna del “portaombrelli” e della festa per le vie di Napoli. Tutto meraviglioso, tutto fantastico, tutto perfetto. Ma la mia giovane memoria non mi fa saltare agli occhi pullman scoperti e giri festanti per la città. Cari addetti ai lavori se ne avete il coraggio chiamatela di nuovo “Portaombrelli”.

Matteo Mansueti

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