CALCIOSCOMMESSE. FRONTE NAPOLI: METTIAMO ORDINE

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C’è un po’ confusione sul fronte partenopeo per quel che riguarda il calcioscommesse. A differenza di ciò che accade a Cremona e Bari, nella Procura di Napoli, guidata dal Procuratore capo Alessandro Pennalisico, ci sono due filoni di inchiesta a cui lavorano pool di magistrati differenti, i quali, partiti da accertamenti diversi, hanno in entrambi i casi incrociato la strada del SSC Napoli; uno di questi parte dalla camorra per poi arrivare al calcio, l’altro fa il percorso inverso. Il primo filone di inchiesta concerne scommesse illecite su cui indaga la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli, che è un organo della Procura stessa a cui, come si evince dal nome, viene demandata la competenza sui procedimenti relativi ai reati di stampo mafioso. Questo filone di inchiesta è guidato dal Procuratore aggiunto Rosario Cantelmo con la collaborazione dei PM Pierpaolo Filipelli e  Claudio Siragusa. La base dell’indagine è rappresentato dai rapporti che legano i clan della camorra ad alcune agenzie di scommesse nell’ambito di una attività di riciclaggio di denaro. Il primo filo che lega l’indagine di cui sopra al calcio scommesse è rappresentato dalla partita Juve Stabia – Sorrento del 2009. L’attaccante del Sorrento Christian Biancone è intercettato mentre parla con un uomo vicino al clan camorristico D’Alessandro, attivo in quel di Castellammare, con il quale mette in piedi una combine nel derby, che prevedeva la sconfitta della squadra rossonera. Da qui, dunque, comincia il secondo capitolo dell’indagine: non più soltanto riciclaggio di proventi illeciti attraverso centri di scommesse (INTRALOT) intestati a prestanome della camorra, ma ipotesi investigativa di risultati combinati. Da queste intercettazioni partirà l’indagine “Golden Gol” diretta proprio dal magistrato Rosario Cantelmo. I profitti sarebbero talmente alti, si parla di milioni di euro, che giustificherebbero la corruzione di alcuni calciatori per poter pilotare il maggior numero di incontri di calcio, dalle serie minori fino alla serie A.

Il clan dei D’Alessandro di Castellammare non è l’unico finito sotto la lente di ingrandimento della DDA. Anche quello dei Lo Russo, operante sul territorio Napoletano, nei quartieri di Scampia e Miano, organizza un businnes delle scommesse su scala ancora più ampia; anche in questo caso l’ipotesi investigativa seguita da Filipelli e Siragusa, sarebbe la corruzione di calciatori al fine di pilotare l’esito di incontri di calcio, non solo di Lega Pro ma anche della massima serie. A nessuno è  ovviamente sfuggita la presenza a bordo campo di Antonio Lo Russo, durante il match Napoli – Parma dell’Aprile 2010, terminato con un rocambolesco 3 a 2 per i gialloblu. Ad insospettire ancora di più gli inquirenti sarebbero stati dei flussi anomali di scommesse sul successo emiliano, che si sarebbero concentrati sulla vittoria del Parma durante l’intervallo, quando, al ritorno negli spogliatoi, il Napoli conduceva per uno a zero dopo aver dominato il primo tempo. E’ notizia di pochi giorni fa (ecco il link) che per la partita in questione è stata depositata la richiesta l’archiviazione da parte della Procura. Altro step dell’indagine di cui si è a conoscenza è l’apertura di un fascicolo da parte del PM Filipelli, riguardo il video della reazione apparentemente contrariata di Morgan De Sanctis, al quarto gol di Cavani in un Napoli – Lecce terminato 4 a 2, della stagione appena conclusa.

Proprio sul caso De Sanctis si incrociano le strade delle due anime della Procura di Napoli: il portiere è stato ascoltato, in qualità di persona informata dei fatti, dal Procuratore aggiunto Giovanni Melillo, titolare del secondo filone di inchiesta, riguardante la frode sportiva. L’azzurro si è difeso sostenendo di non avere l’abitudine di esultare in campo, giustificando il suo nervosismo con le numerose occasioni sciupate dalla sua squadra, dopo aver ricordato che il Napoli veniva da tre pareggi consecutivi e temeva che potesse verificarsi quello che era accaduto contro la Juventus, ovvero di essere raggiunti dopo il vantaggio. Anche gli uomini della DDA avrebbero voluto ascoltarlo, ma viene esonerato da un nuovo ritorno in Procura. Questa decisione è stata presa dopo un confronto tra i magistrati con il reggente di Palazzo di Giustizia, Alessandro Pennasilico.
Il cuore di questa indagine non è però il portiere titolare del Napoli, bensì Matteo Gianello, il suo rapporto con i fratelli Cossato, e con l’ex centrocampista e direttore sportivo della Lucchese Silvio Giusti. Quest’ultimo e Gianello, in seguito ad intercettazioni, sono accusati di aver compiuto atti diretti ad alterare il risultato dell’incontro di calcio Sampdoria – Napoli, del 16 Maggio 2010. Dalle indagini  è emerso che Gianello, su richiesta di Giusti, prese contatto con alcuni compagni di squadra, segnatamente i difensori Paolo Cannavaro e Gianluca Grava , promettendo loro una somma di denaro, quantificata in alcune decine di migliaia di euro a persona, qualora avessero contribuito ad agevolare la vittoria della Sampdoria. I due difensori azzurri, interrogati come persone informate dei fatti, hanno negato di aver ricevuto la proposta di illecito.

Non solo calcioscommesse però per Melillo e il suo pool, del quale fanno parte i PM Danilo De Simone, Antonio Ardituro, Vincenzo Ranieri e Stefano Capuano. Proprio a quest’ultimo, è stata affidata l’apertura di un fascicolo unitario sulle  rapine ai danni di calciatori del Napoli, avvenute sul finire dello scorso anno, con l’obiettivo di fare luce su eventuali collegamenti tra i diversi episodi. Ricordiamo il furto in casa subito da Cavani, le rapine ai danni delle compagne di Hamsik,  Lavezzi e Fideleff, l’aggressione alla moglie incinta del procuratore di Cavani, minacciata con una pistola puntata alla pancia, fino al furto d’auto subito da Aronica (una panda e una 500 a noleggio). Ruberie sia di cose preziose che di automobili di poco valore, che farebbero pensare a dei veri e propri sgarbi da parte della malavita organizzata.
Nonostante ciò, secondo quanto affermato dal Procuratore capo reggente Alessandro Pennalisico, alla luce delle indagini condotte fin’ora, sono escluse  interferenze, di qualsiasi tipo, della camorra nelle vicende e nelle partite del Napoli.

Ora, da dove e perché si è partiti è più chiaro; non resta che aspettare dove si arriverà.

Stefano Scaglietta

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