Bob Marley e il calcio: one love

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Di Edoardo Iannone

Questa è la prima puntata di una nuova rubrica che caratterizzerà il nostro sito testuale. Vi presenteremo le storie di uomini che hanno fatto la storia, non del calcio, ma che il calcio lo avevano nel cuore. Cominciamo con Bob Marley.

Robert Nesta Marley nasce in Jamaica, da madre nera e padre bianco. La vita di Bob è stata dedicata alla musica e al rastafarianesimo. Il mito Jamaicano ha cercato di unire queste due passioni per avvicinare la gente a questa religione e, più in generale, a questo stile di vita. Ma in questa sede non ci interessa approfondire la vita del più grande cantante raggae della storia, né il suo essere diventato icona per tutti gli oppressi del mondo. Piuttosto vogliamo approfondire la sua passione per il calcio, uno sport che ha amato in maniera genuina e assoluta.

La passione di Bob per il calcio ha caratterizzato tutta la sua vita, dalla sua gioventù passata a Trench Town fino ai suoi ultimi giorni di vita divisi tra Germania e Miami. Carl Brown, giocatore della nazionale jamaicana negli anni ’70, ha parlato del rapporto tra Bob e il calcio: “ quando era piccolo Bob giocava sempre, quando non suonava con i suoi amici. Non saprei dire cosa amasse di più, se il calcio o la musica, so solo che quando gli proponemmo di fare una partitella con noi al National Stadium era entusiasta, non l’ho mai visto così felice”.

Robert Marley era un uomo pieno di passione e di amore. Riusciva a trasmettere tutta questa passione nel gioco del calcio. Che fosse in tour o a casa sua a Kingston Town, “Tuff gong”, come era stato soprannominato dagli amici, faceva sempre in modo di organizzare una partita.

La passione per il gioco aumentò ancora di più, qualora fosse stato possibile, dopo l’incontro con Alan “Skilly” Cole. Quest’ultimo è stato il giocatore di calcio Jamaicano più importante dell’epoca. I due vissero insieme al 56 di Hope Road, a Kingston, quella che è considerata la sede del movimento culturale più importante nella storia jamaicana. Skilly ha raccontato di recente che in quel periodo lui e Bob vivevano in simbiosi, si separavano solo quando il cantante componeva musica. I due si svegliavano presto la mattina, e dopo uno “spliff” e un frullato di frutta andavano a correre e a fare esercizi in spiaggia. Bob era molto attento alla cura del suo corpo, per i rastafariani questo è il tempio di Jah e deve essere onorato. L’amicizia fra Bob e Skilly non finì mai, quando il cantante lasciò Kingston, a seguito di un attentato, per recarsi a Londra, Skilly si trovava in Etiopia dov’era diventato allenatore della nazionale di calcio. Nonostante la lontananza i due facevano in modo di incontrarsi spesso e fu lo stesso Skilly ad aiutarlo nell’organizzazione del concerto in Zimbabwe, tenutosi per festeggiare l’indipendenza dello stato africano. I due si erano conosciuti quando il calciatore militava nel Santos, la squadra preferita di Bob, in cui giocava anche il suo giocatore preferito, Pelé. Oltre al Santos il cantante tifava per il Brasile, e stimava moltissimo anche un altro calciatore, quest’ultimo argentino, Osvaldo Ardiles.

Girano diverse voci sulle abilità di calciatore di Bob, alcuni sostengono fosse molto forte, come Trevor Wyatt, distrubutore dell’Island Record Uk, che disse: “levargli la palla era impossibilie. Forse proprio perchè era la persona che era, ma la palla tornava sempre da lui. Era il generale del centrocampo. Sembrava di veder giocare un brasiliano”. Altri non erano molto d’accordo con queste dichiarazioni, fra questi il fotografo brasiliano Mauricio Valladares, che, dopo averlo visto giocare in una partita amichevole in Brasile, in cui, fra gli altri, giocò Paulo Cesar membro del grande Brasile del 1970, dichiarò: “per fortuna la partita è durata poco. Fu veramente brutta, e Bob, beh, Bob non sapeva davvero giocare a calcio. In una scala da 1 a 10 gli darei 1,5”.

A parte le valutazioni sulle sue doti tecniche è bellissimo leggere alcune frasi dello stesso Bob proprio sul calcio: “Se non fossi diventato un cantante sarei stato un calciatore.. o un rivoluzionario. Il calcio significa libertà, creatività, significa dare libero corso alla propria ispirazione”.

Secondo alcuni la passione per il calcio costò al cantante persino la vita. Difatti, dopo che subì un pestone, si recò all’ospedale dove gli fu diagnosticato un melanoma all’alluce del piede destro. Il medico gli disse che avrebbe dovuto amputarlo, Bob si rifiutò, non poteva nemmeno pensare all’idea di non poter più giocare a calcio.

Era con il suo amico Skilly quando, mentre correvano insieme a Central Park, dopo i due concerti newyorkesi dell’80, svenne e cominciò a perdere schiuma dalla bocca. Portato da un dottore, gli comunicarono che il cancro aveva raggiunto i polmoni e il cervello, e che era un miracolo vederlo in piedi, figurarsi esibirsi per due sere di fila davanti a migliaia di persone.

Bob Marley morì l’11 maggio 1981 e con lui, nella sua tomba, venne sepolto anche un pallone da calcio.

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