Punto Milan: luci a San Siro? Quasi mai

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di Stefano Scaglietta

Per parlare della situazione attuale del Milan non si può non cominciare da ciò che è successo in estate. Rosa smantellata, acquisti modesti, ed un allenatore che non riesce a dare alla squadra un gioco e una identità propria. Il Milan della versione Allegri, e non solo, aveva puntato sostanzialmente sulla qualità dei singoli e sull’esperienza per rimanere ai vertici del calcio italiano.Venute meno le individualità, Ibrahimovic e Thiago Silva su tutte, e l’esperienza dei vari Seedorf, Nesta, Van Bommel, Gattuso, Zambrotta, Inzaghi, i rossoneri si sono trovati in breve tempo nella necessità di cercare risultati attraverso una manovra collettiva mai cercata prima, dove si è passati dal 4-2-fantasia di Leonardo, pura improvvisazione, al palla ad Ibrahimovic e vediamo che succede della gestione Allegri.

Luci: ce ne sono? La risposta è si, ma ad intermittenza. Quella psichedelica di Stephan El Shaarawy è sicuramente una di queste. Il pupillo di Silvio Berlusconi non è ancora maturo per caricarsi la squadra sulle spalle, ma i lampi del suo talento sono sicuramente una delle poche note liete di questa stagione. L’altra, più stroboscopica rispetto a quella del prodigio italo-egiziano, è quella di Montolivo. Punto fermo dell’Italia di Cesare Prandelli, è il centrocampista con maggiore qualità del Milan, apparso in grande crescita psicofisica nell’ultima partita contro il Palermo. Un po’ finto trequartista, non un vero regista, non sempre protagonista da mezz’ala, se Allegri riuscirà a trovargli la giusta collocazione in campo, potrà essere l’anno della sua decisiva consacrazione. Anche lui dovrà metterci ovviamente del suo. Avrebbe dichiarato di “non poter vedere Nocerino al Milan”: ora c’è anche lui e deve dimostrare di meritarsi questa maglia. Fanalino di coda, non per meritocrazia, è Emanuelson, colui che Allegri usa per cambiare la partita in corso d’opera, per dare vivacità all’attacco spesso asfittico che non brilla se non della luce riflessa di El Shaarawy. In un attacco a 3 punte è l’uomo di fascia ideale, punta l’uomo, crea superiorità numerica, sa crossare e all’occorrenza è in grando di dare una mano dietro.

Ombre: l’atmosfera che da due mesi a questa parte si respira a Milanello è sinistramente simile a quella del film “30 giorni di buio”. Un horror da dimenticare, quindi, così come i troppi moduli provati dall’allenatore nel tentativo di cercare una parvenza di quadratura del cerchio. Col Palermo riproposta ancora la difesa a tre, un centrocampo a cinque fatto di terzini e centrocampisti più muscolari che di qualità, nel tentativo di rendere meno perforabile la retroguardia del Diavolo. Esperimento non gradito da Galliani, che ritiene il modulo a “5 mediani” estremamente rinunciatario, non adatto ad una squadra col palmares del Milan.

Quello che verrà: “del doman non v’è certezza” scriveva Lorenzo De’ Medici. Come dargli torto? La panchina del tecnico toscano è sempre più traballante, e le prossime 2 partite in casa contro il Chievo e la Fiorentina ci diranno di più di quella che sarà la stagione del Milan. Il tempo degli esperimenti, per stessa ammissione dell’ Ad Adriano Galliani è terminato, ed è arrivato il momento di trovare un modulo che possa far coesistere i giocatori più forti di questa squadra. Partendo da questo presupposto si entra a bomba sull’argomento Boateng. Incursore letale nelle precedenti stagioni alle spalle di Ibrahimovic, oggetto misterioso quest’anno. Sarebbe probabilmente il caso di riproporlo nello stesso ruolo in cui ha esordito con la maglia rossonera: mezz’ala di un centrocampo a 3, magari con al fianco Montolivo e dall’altra parte Nocerino a dare equilibrio, con davanti un bel tridente pronto a dare spettacolo, così come vuole e pretende il Presidente. Se, quantomeno per quest’anno, non sarà possibile vincere, quantomeno ci si divertirà. “Chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza”.

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