La Ribollita di Colantuono (e la dipartita di Zemanlandia..). Il punto settimale dell’Ispirato di Goal di Notte

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di Luca Labricciosa

Lo Strama dei record (di vittorie consecutive fuori casa tra tutte le competizioni e di vittorie consecutive in assoluto) deve arrendersi a un’ottima Atalanta, che dopo il Napoli , miete un’altra vittima illustre all’Atleti Azzurri d’Italia.
I nerazzuri (quelli milanesi), a parziale giustificazione del cattivo risultato, avevano delle assenze assai pesanti soprattutto nelle retrovie (gli attuali Samuel e Ranocchia forse non si regalano a nessuno), tuttavia la scorbutica compagine di Colantuono è davvero una minestra difficile da digerire un po’ per tutte le nostre big.
Che cos’è una minestra? Bisognerebbe chiedere a Gianni Brera che ne ha mutuato il significato in ambito calcistico, o magari ad un altro accanito sostenitore della pietanza sui campi da gioco, e che ha avuto il merito di riportare in auge il desueto termine in tale ambito (ascrivendola alla Roma durante la gestione Ranieri), Fulvio Stinchelli.
Se quella di Ranieri fu minestra, quella di Colantuono è quantomeno una squisita ribollita: il termine minestra, infatti, fa riferimento ad una squadra che pratica un calcio speculare chiudendo agli avversari gli spazi, e  dunque badando in primis a non prenderle. Il tecnico romano studia sì gli avversari, ma non per questo la sua squadra è senza idee o qualità quando ha il pallone tra i piedi. Ali come Bonaventura e Schelotto, alle quali si aggiunogno due costruttori di gioco come Carmona e Cigarini in mezzo al campo, lo testimonioano. L’allenatore atalantino, ci fa venire in mente la rudezza di David Moyes che quest’anno, anche grazie a uno spettacolare Fellaini (gol e assist nell’ultima contro il Sunderland.. e che assist!), sta tornando a stupire tutti con il suo Everton (che allena da una decina d’anni) in Premier League.
Quando si ha una società seria alle spalle e tempo a sufficienza per capire e puntellare gli organici che si hanno in mano, anche i minestrari possono sviluppare interessanti progetti tecnici.

Chi, invece, si è da sempre mostrato riluttante alla minestra, continua a cercare di fronteggiare le proprie problematiche in maniera diversa: la Roma di Zeman non rinuncia ai propri convincimenti (tranne Tachtsidis forse..) e perde anche contro i Petko Boys, che ad oggi sono più forti di lei.
Per noi il miglior centrocampo a disposizione dei giallorossi, o quantomeno il più zemaniano, è Florenzi-De Rossi (o Tachtsidis, per chi meglio di noi ne ha intravisto le qualità)-Marquinho, quest’ultimo è uno dei migliori senza palla (vedi gol sfiorato ieri, quello realizzato a Milano contro l’Inter, e quelli messi a segno nella gestione Luis Enrique) è un mancino che su quella fascia può sovrapporre, disponendo anche di grande quantità e qualità di corsa (l’anno scorso fece una gran partita anche da terzino contro la Fiorentina), possiede inoltre un gran tiro da fuori e non fa certo mancare il suo apporto in fase d’interdizione. Pjanic ha qualità tecnica da fuoriclasse (la gemma di ieri lo dimostra) e deve avere i suoi spazi, ma i giocatori per noi ad oggi più zemaniani sono loro.
Burdisso è l’unico giocatore d’esperienza e carattere di cui la squadra attualmente dispone in difesa e al quale, sempre per noi, non deve rinunciare; per quanto riguarda Piris le strade sono due: o aspettarlo (e partite come Genoa-Roma possono legittimare una scelta di questo tipo) o prendere in Gennaio qualcuno che sia già meglio di lui (del resto per tutta l’estate i capitolini hanno cercato Torosidis e forse oggi non sarebbe così blasfemo rimpiangere lo schifatissimo Rosi). Riassumendo: Zeman secondo noi non deve rinunciare al suo calcio, ma deve trovare gli uomini in rosa (e megari a Gennaio, anche al dì fuori della rosa) più adatti per praticarlo.
Piccola appendicite romanista: De Rossi ormai alla soglia dei trent’anni continua a farsi espellere in maniere deprecabili, per noi è particolarmente esecrabile che chi dovrebbe assurgere ad esempio positivo per i compagni si macchi di gesti simili in partite così importanti (Shakhtar-Roma di due anni fa ve la ricordate? Non è solo il derby..). Per l’opinione pubblica romanista che avrebbe demolito qualsiasi altro poveraccio (a parte Totti) autore dello stesso gesto (ad Osvaldo, l’anno scorso, fu addirittura appuntato il “v’ho purgato anch’io”, scritto sulla maglietta mostrata dopo il gol, per non parlare di Kjaer..), mentre il piccolo De Rossi queste partite le sente troppo, che vuoi farci..

I Petko boys invece ci piacciono già tanto, ma l’allenatore bosniaco deve forse fare più attenzione alla gestione dei cambi: ieri ha rischiato di pareggiare all’ultimo una partita stravinta, e il piccolo tunnel di crisi in cui si è ritrovata la Lazio nelle penultime uscite era stato innescato dal pareggio in casa del Panathinaikos, dove i subentranti Zarate e Onazi non hanno dato l’apporto sperato alla causa biancoceleste. Piccoli errori si possono pagare cari, ma noi facciamo il tifo per lui, per il suo bel calcio, per la sua signorilità ed onestà intellettuale (quella vera, non quella di Morinho).

Intanto gli impegni ravvicinati del Milan e la smolecolarizzazione (Maurizio Battista docet..) di Mexes su Borja Valero lanciano la Fiorentina, Preziosi ricomincia da tre, anzi da quattro, dalle quattro sconfitte consecutive di Del Neri (il toto-riesonero abbia inizio..), mentre il Napoli dimostra quanto sia stato importante battere il Dnipro per ricominciare a vincere.

Chievo-Udinese, Parma-Siena e Cagliari-Catania impattano, il Toro incorna il Bologna, un bel Dybala affonda la Samp, grandine a Pescara, calmi gli altri mari.

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