Punto Juventus: Marchisio prende il Toro per le corna

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di Stefano Scaglietta

Riscossa doveva essere, e riscossa è stata. La carica l’ha guidata Claudio Marchisio, torinese, classe ’86, da vent’anni alla Juventus, spalleggiato da un’altro torinese, anche lui prodotto del vivaio bianconero, il più discusso di questo inizio di stagione: Sebastian Giovinco, 25 anni, un assist e un gol per entrare definitivamente nel cuore degli juventini.

La formica ritorna atomica e il principino diventa re per una notte, in quella più importante, nel derby, dove conta solo vincere, ai tifosi non importa come.

Per l’occasione Conte rispolvera il modulo che ha contraddistinto l’inizio di stagione dello scorso anno: 4-3-3 con Vucinic punta centrale, Giovinco largo a sinistra e Giaccherini a destra. Non si fida del 4-4-2 di Ventura, ed evita il 2 vs 1 che si creerebbe sulle corsie laterali in caso di schieramento a 3 difensori e 5 centrocampisti. Meglio allargare 2 attaccanti e tenere i terzini avversari più bloccati.

Chi si aspettava un arrembaggio fin dal primo minuto sarà rimasto deluso. La Juventus vista con il Chelsea rimane un miraggio ed ha sbloccare la partita sarà l’entrata folle e sconsiderata di Glik su Giaccherini: espulso. Il Toro vede sventolarsi il rosso davanti, e anziché infuriarsi, perde fiducia, si arrende alla vecchia signora e viene “matato”.

Luci: alterando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Nonostante le modifiche al modulo, il punto di forza della Juventus è sempre lo stesso: il centrocampo. Che sia a 5 o a 3, la cintura mediana composta da Pirlo, Marchisio e Pogba (o Vidal) brilla come quella di Orione. Così come le tre stelle che compongono la vita della costellazione risultano sempre le più brillanti e le più riconoscibili della stessa, il trio di centrocampisti centrali della Juventus sono il vero marchio di fabbrica della compagine bianconera, coloro che fanno la differenza, dando lustro alla manovra.

Ombre: quando gli undici in campo non vanno a mille, e Pirlo, vero ed unico fantasista della squadra torna sulla terra e fa il giocatore normale, la squadra fatica a trovare la via della porta, risultando, a tratti, troppo prevedibile.

Quello che verrà: più che su quello che verrà, dovremmo soffermarci su quello che non dovrebbe più accadere. Lo striscione che recitava “Noi di Torino orgoglio e vanto, voi solo uno schianto”  è un’autentica vergogna. Evidentemente qualcuno non merita una squadra così forte né tantomeno uno stadio così bello e avveniristico.

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