Punto Juventus: Champions dolce, ma non è un biscotto

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di Stefano Scaglietta

Lucescu prima della partita era stato sibillino: “I biscotti mi piacciono, ma dipende come sono fatti…“. Una battuta da vecchio lupo di mare qual è, che ha navigato nei sempre più torbidi mari del calcio italiano e sa quanto nel Bel Paese la cultura del sospetto trovi terreno fertile per crescere. L’humus ce lo mettono i bookmakers, con delle quote che, apparentemente, non lasciano spazio ad altre interpretazioni: pareggio a 1,80 circa, vittoria dello Shakhtar pagata più di 3 volte la posta, quella della Juventus 4.

Tutto scontato dunque? No, perché il passaggio del turno al secondo posto nel girone avrebbe significato pescare dall’urna Barcellona, Manchester United, Borussia Dortmund, PSG, Bayern Monaco e le più abbordabili Shalke 04 e Malaga.

Ergo, partita vera.

Un uomo orgoglioso e vincente come Conte non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di far rimangiare a Lucescu le provocazioni dell’andata, ribadite per altro alla vigilia della partita: “Il gioco della Juve è prevedibile e ripetitivo, sono curioso di vedere se troveranno altre soluzioni”.

Detto, fatto. In che modo? Lo ha spiegato Bonucci a Sky dove ha ammesso senza peli sulla lingua di aver commesso, allo Juventus Stadium, l’errore di averli aggrediti troppo alti, lasciando molto spazio dietro la prima linea del pressing, ai trequartisti dello Shakhtar.

Sulla stessa lunghezza d’onda Alessio, che dopo la vittoria, si prende la sua rivincita, dilettandosi allo stesso gioco del maestro Mircea: “Lo Shakhar? Squadra basata sulle individualità, non hanno un vero e proprio gioco per supportarli”. Un biscotto non avrebbe avuto un sapore così dolce.

Luci: non ce n’è una in particolare. La Juventus ha giocato da squadra, nel vero significato intrinseco del termine: un gruppo che gareggia per un obiettivo comune, sacrificandosi l’un per l’altro, nell’ultima partita senza il suo vero condottiero, Antonio Conte, che tornerà in trincea con i suoi uomini.

Ombre: la Signora, nota ai più come “vecchia”, è in realtà una novizia nell’affrontare il doppio impegno settimanale. I bianconeri devono fare e dare molto per raggiungere l’obiettivo, spendendo più energie psicofisiche di altre grandi squadre di respiro internazionale poiché giocano un calcio dinamico, collettivo, intenso e la mancanza di qualche interprete di altissimo livello, in grado di risolvere le situazioni più ingarbugliate, potrà alla lunga farsi sentire.

Quello che verrà: dipenderà molto dall’urna. Lo spauracchio, non c’è alcun dubbio, si chiama Real Madrid. Le altre rivali sono Porto, Arsenal, Celtic, Valencia e Galatasaray: squadre importanti, ma nessuna più forte di quelle già incontrate e battute. L’impressione è che la Juventus abbia finalmente acquisito autorevolezza anche in Europa, e la partita di Donetsk, dopo aver schiantato i campioni in carica del Chelsea, ne è la riprova. Con qualche innesto di qualità a Gennaio, soprattutto in difesa e magari una punta di livello internazionale, si potrà vivere una stagione da protagonisti in campionato e proseguire col sogno Champions. Mou permettendo.

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