Sau e Sansone. Il punto settimanale dell’Ispirato di Goal di Notte

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di Luca Labricciosa

Spesso nel nostro campionato capita di vedere una piccola squadra correre e fare un figurone contro una presunta grande. Meno di frequente, invece, assistiamo ad un match davvero avvincente tra due piccole.
Non è il caso di Torino-Siena: i granata esplodono contro i bianconeri un calcio degno delle idee progressiste del proprio tecnico Giampiero Ventura e finalmente vediamo Gianluca Sansone titolare, autore di una buona prestazione e di un’eccellente apertura per Birsa in occasione della seconda rete dei padroni di casa. Noi amanti della blasfemìa, siamo soliti paragonarlo per agilità e supersonicità, di gambe e di pensiero, a un piccolo enorme campione di nome David Silva. Nel frattempo uno che si autoparagonava a Robben, ma era noto ai più con la nomea di Henry di Valmontone (al secolo Alessio Cerci), sfoggiava finalmente una prestazione quasi all’altezza del suo mastodontico ego. Buone le indicazioni per il Toro (forse il migliore dell’anno con tutte le sue assenze e forse Ventura deve farsi qualche domanda..), che però nel finale rischia di farsi scornare da un Siena davvero coriaceo, dalla qualità di Reginaldo e da un ritrovato Paolucci.
Il Cagliari stavolta vince. Simpatizziamo per gli isolani che da lungo tempo stanno praticando un buon calcio. Lì davanti sono bravi in tanti, ma il piccolo Marco Sau, svezzato da Zeman a Foggia (20 gol in 33 partite) e ulteriormente cresciuto in B con la Juve Stabia (21 gol in 36 partite), non può certo rappresentare una sorpresa per i conoscitori delle serie inferiori, tuttavia..
Tuttavia le sue sette reti in A e le indiscutibili e molteplici qualtà del ragazzo, come la rapidità nel breve e nel lungo, capacità di coordinazione anche con il pallone sotto e relativa velocità d’esecuzione vanno coltivate, possibilmente accresciute, e magari sfruttate un giorno da qualche grande club.
Il Sansone gialloblù (classe ’91) è invece quattro anni più giovane dell’attaccante cagliaritano e dell’omonimo torinista, ed ha nella debordante velocità e nella capacità di incrociare (ma anche no) conclusioni imprendibili per i portieri avversari, qualità molto essenziali che hanno storicamente fatto la fortuna di tanti grandi bomber del nostro calcio come Riva a Signori, staremo a vedere chi o cosa riuscirà a diventare lui.E la Juve? Il Quaglia, per quanto stucchevole stia diventando l’argomento, si guadagna i complimenti di Conte e una decina di minuti in più rispetto al solito tariffario di quando non segna (esce al ’69 anziché al 60′, chissà.. magari Conte avrà reputato che non avesse i ’90 minuti nelle gambe..). Per la cronaca e il tabellino entra Vucinic che innesca immediatamente, su chiamata dello stesso allenatore salentino, il pareggio parmense. A sinistra al posto dell’adattato ma indispensabile Asamoah, dopo averci messo un imbarazzante Isla in Coppa Italia, il titolare lo fa persino Padoin. Può insomma giocarci chiunque a parte Giaccherini (titolare in Nazionale in quel ruolo), forse a questo inverosimile punto era meglio tenere Estigarribia, in attesa di una puntata di “Mistero” sull’argomento.

A Udine, invece, Guidolin ritarda la sostituzione di Muriel che puntualmente chiude la partita siglando la rete del 3-1 alla Fiorentina, per dire..
Il Napoli vince ma, con la sua condizione approssimativa, non convince in chiave scudetto. Ai Petko-Boys invece, in predicato di finire in B quest’estate mentre Zeman doveva riportare lo scudetto nella capitale, viene rimproverato di aver buttato un tempo contro Atalanta e Cagliari (critica mossa alla squadra dallo stesso Petko, ma finchè è lui a farla è un po’ diverso). Va bè..

L’Inter vince una partita terrificante contro un Pescara che questa volta non riesce ad andare oltre i propri limiti, il Bologna strapazza il Chievo, il Milan (e in questo ha ragione Allegri, del resto un po’ di merito è anche suo) non era così scarso da 26 anni e Marquinho (giocatore rivelaizone nella Roma di Luìs Enrique, trattato come tappabuchi di terz’ordine da Zeman) che sputa e impreca verso il boemo che lo tira fuori dal campo, la dice lunga su che odissea stiano vivendo i giallorossi e sulla non magistrale gestione dell’annata da parte del vate di Praga.

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