Punto Palermo: la situazione è complicata

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di Mario Cicerone

Il Palermo visto in scena in quel di Napoli è una squadra che gioca la palla ma che fatica sempre troppo, che corre ma che termina troppo spesso insoddisfatta, un po’ come il protagonista di un qualche artifizio kafkiano.  La sua gara sembra tanto il mero intermezzo di uno spettacolo lesto e svelto, troppo poco per assuefare sotto qualche mistero tattico il killer instinct e la lestezza sportiva del Napoli di Walter Mazzarri.

La partita – Gasperini concede nuovamente la maglia da titolare a Samir Ujkani e sfodera in campo i due ex della partita, Aronica e Dossena. Mazzarri si affida alla velocità e alla classe del trio Cavani – Pandev – Hamsik. Il Palermo parte forte. Al 7’ prima occasione per i rosanero: Garcia trova un bel filtrante per Brienza, il fantasista supera Campagnaro in dribbling, palla a rimorchio per Dossena che impegna De Sanctis. Ancora Palermo: al 20’ palla in mezzo di Dossena per Budan, anticipato dall’intervento di Gamberini.  Il Napoli appare stretto nella morsa tattica infagottata dai siciliani, vittima della trama di tanta corsa e piramidi difensive allestite da mister Gasperini. Ancora rosanero in attacco: al 27’ Anselmo affranca al tiro Morganella, diagonale che accarezza il palo e finisce sul fondo. Al 30’ prima scossa della partita: Hamsik vince un rimpallo su Barreto, cross dalla sinistra per Maggio, solissimo in area, e testa vincente del terzino partenopeo. È 1 – 0 Napoli. La spinta propulsiva dei ragazzi siciliani appare annichilita. Dopo appena 4’ minuti è raddoppio:  capolavoro balistico di Gokhan Inler, sinistro vincente e palla sotto il sette. È un tripudio al San Paolo. Il Palermo appare persino schiavo della cabala: al 39’ Barreto calcia a giro sopra la barriera ma la palla bacia la traversa come in uno dei migliori racconti di Edgar Allan Poe. Intervallo senza recupero, pronti e via. Nel secondo tempo Gasperini prova a giocare la carta Fabrizio Miccoli. Proprio Miccoli si fa vivo al 53’: assist di Brienza, il capitano tenta la girata ma non va. L’ebbrezza calcistica e agonistica che il Palermo aveva sfoggiato nella prima metà del primo tempo appare pian piano affievolirsi. Il Gasp tenta il tutto per tutto: al 54’ inserisce Donati al posto di Rios, poi al 65’ Dybala per uno stanco Ciccio Brienza.  Mazzarri risponde sostituendo Pandev con Insigne. Pochi minuti dopo, il tonfo finale: strepitoso Inler che mette in mezzo un assist troppo invitante proprio per Lorenzo Insigne. Il fantasista partenopeo non sbaglia: è 3 – 0. È spazio solo per i titoli di coda. Mazzarri inserisce Fernandez per Britos e concede di ritornare indietro nel tempo a Roberto Insigne, fratello di Lorenzo, quando entrambi giocavano fianco a fianco sognando un giorno di difendere i colori del Napoli. Nel recupero Cavani ha il privilegio di calare il poker ma pecca di leggerezza sportiva, provando un pallonetto che sfila via sul fondo.

Luci – Un gioco che scivola via sul filo delle grandi speranze ma che poi si affievolisce in un caleidoscopio di errori e sviste. Più che luci sono barlumi.

Ombre – Quei barlumi di corsa e abnegazione che si intravedono tra gli avamposti rosanero proiettano giù una pioggia di ombre. Troppi gli errori difensivi, troppo poca la fortuna. Il Palermo è schiavo di se stesso e dei gol che non arrivano, stretto in una morsa che non permette più episodi avversi. Pena, la retrocessione.

Quel che verrà – Al crepuscolo si profila una tempesta. Primo anticipo della prossima giornata: Palermo – Lazio. Servirà una prestazione eccelsa per fermare le ambizioni della Lazio. Il gioco di Petkovic è tanto pragmatico quanto spettacolare, la squadra vola sulle ali dell’aquila. Partita tosta: il Palermo vuole, deve, rialzarsi.

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