Caso Boateng, decisione giudice altro calcio al razzismo

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di Marco Marini

La decisione del giudice Tosel di archiviare la posizione del Milan in merito ai fatti di Busto Arstizio rappresenta un altro passo avanti contro il razzismo. Una presa di posizione che vuole dimostrare che qualcosa all’interno del sistema calcio si sta muovendo. In merito alla vicenda, infatti, Tosel ha dichiarato che “gli essenziali valori dello sport e la civile convivenza escludono che possa acquisire rilevanza disciplinare un gesto di solidarietà verso un uomo vittima di beceri insulti”.

Dal canto suo, la società rossonera ha apprezzato molto la decisione come si legge nel comunicato in cui ha tenuto a precisare che “L’A.C. Milan desidera manifestare il proprio apprezzamento per la decisione resa dal giudice sportivo in relazione ai gravi fatti verificatisi in occasione della gara amichevole Pro Patria-Milan. Il provvedimento di archiviazione, giunto attraverso il superamento del profilo strettamente formale della norma disciplinare, rivela infatti una visione moderna e illuminata del diritto, a tutela dei lavori primari di ogni ordinamento civile”.

C’è chi, invece, pur condannando l’accaduto e ritenendo che bisogna combatterlo, pensa maggiormente al rispetto delle regole piuttosto che a trovare una soluzione per risolverlo. Sicuramente per contrastare un fenomeno così radicato quanto il razzismo, presente purtroppo da molti anni, occorre anche un po’ di buonsenso. Una caratteristica che, evidentemente, non è presente nel modo di intendere il calcio di Joseph Blatter. Secondo il presidente della Uefa, infatti, non ha senso “che un giocatore possa lasciare il campo perché altrimenti scatta la squalifica”.

A norma di regolamento è vero quanto dichiarato da Blatter anche se questa presa di posizione è destinata a fare giurisprudenza nel mondo calcistico. Da oggi in poi, infatti, ogni fatto verrà valutato autonomamente. In questo modo, quindi archiviando un’ eventuale procedura disciplinare nei confronti del Milan, la giustizia sportiva ha dato un segnale forte a chi tenta di rovinare il calcio e gli altri sport con attacchi a giocatori per la pelle, la razza e la fede religiosa.

D’altra parte il razzismo è un fenomeno presente non solo nello sport ma che in esso trova un’amplificazione molto forte e contro il quale le campagne di sensibilizzazione sono servite e serviranno a poco. Bisogna intervenire energicamente. Dichiarazioni di condanna nei confronti di episodi razzisti ce ne sono sempre state ma sono servite a poco. Forse adesso siamo arrivati al punto in cui si vuole debellare del tutto questo problema. Non sarà facile e, con molta probabilità non finirà mai. Intanto, però, escludendo dagli stadi le persone che compiono questi gesti ed impartendo alle nuove generazioni i veri valori sportivi si può inculcare una mentalità diversa che possa portare a vedere il calcio come uno sport, come un divertimento e non come uno strumento per diffondere idee di discriminazione che con lo sport non hanno niente a che fare.

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