Coppa Italia: dal grande Vado ad oggi, con un piccolo consiglio…

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Coppa Italia: dal “grande Vado” ad oggi, con un piccolo consiglio…
di Carmine Guarino 
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Ogni storia è un misto indissolubile tra leggenda e realtà. La prima sa fare emozionare, brillare gli occhi. La seconda, spesso è cruda, spietata. La storia della Coppa Italia non sfugge a questa legge non scritta. La favola più bella la regala la prima edizione della Coppa tricolore. È il 16 Luglio di un lontanissimo 1922: il Vado, squadra della promozione ligure, diventa campione d’Italia, aggiudicandosi la neonata kermesse nazionale. La squadra “rossa”, così chiamata per la tradizione socialista cittadina, batte in finale la più quotata Udinese. Il gol decisivo arriva al 127’ ad opera di Felice Levratto che, leggenda narra, con un esterno sinistro di rara potenza riesce a bucare la rete. Al terzino che gli si avvicina per chiedergli se è gol, il portiere dell’Udinese risponde con un emblematico, e dialettale, “è passa’ e g’ha fatto il buso”. Da quel giorno la Coppa sarà sospesa, ripristinata e poi nuovamente sospesa a causa delle due Guerre mondiali. E il Vado resterà l’unica squadra, insieme al Napoli, ad avere vinto la Coppa Italia pur non militando in massima serie.

La realtà, però, sa essere meno romantica e terribilmente meno affascinante. La Coppa Italia appassiona poco e coinvolge ancora meno. Questione di tabelloni, di sfide, di squadre o semplicemente di tradizione e mentalità. Gli allenatori, nonostante le dichiarazioni di facciata, la vedono come un “fastidio”, o per dirla più elegantemente, come un’opportunità per dare spazio alle seconde linee. Gli obbiettivi importanti sono altri, tifosi e presidenti chiedono vittorie più prestigiose. Quando, però, ci si accorge che tali vittorie sono irraggiungibili, ci si ricorda del trofeo “salva stagione”: la Coppa Italia. Le statistiche parlano chiaro. Su 64 edizione disputate, l’accoppiata Coppa-Scudetto è riuscita solo 7 volte. (a Juve, Inter, Torino, Napoli e Lazio). Il “double” Champions-Coppa Italia è merce ancora più rara: lo hanno centrato soltanto il Milan nel 2003 e l’Inter nel 2010: a dimostrazione che i trofei ambiti sono ben altri. Nel 2007, per tentare di dare lustro alla manifestazione, si è deciso di fare disputare tutte le partita in gara unica, fatta eccezione per le semifinali. L’operazione è riuscita solo in parte, dare appeal alla manifestazione tricolore sembra davvero un’impresa.
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Nell’edizione di quest’anno sembra esserci stato un piccolo passo in avanti. Dai quarti di finale in poi le squadre si sono presentate in campo con le formazioni tipo, regalando finalmente uno spettacolo degno. A scontrarsi in semifinale saranno Lazio Juve ed Inter  Roma. Giallorossi e bianconeri hanno la possibilità di guadagnare la decima coccarda tricolore, per Lazio ed Inter sarebbe, rispettivamente, la  sesta e l’ottava affermazione nella manifestazione nazionale.

 

Piccola riflessione a margine. Negli ultimi anni il nostro calcio non ha fatto altro che tentare di imitare il modello inglese. (il perché non è chiarissimo ma vabbè…) Per una volta, a ragion veduta, bisognerebbe prendere il calcio di “Sua Maestà”  come esempio. Oltremanica in occasione delle Coppe nazionali, il campionato si ferma e le gare vengono disputate di Domenica. Conseguenze più lampanti: gli allenatori schierano le formazioni titolari e la gente va allo stadio a godersi lo spettacolo. Nel tipico modello italico le partite di Coppa Italia vengono disputate in infrasettimanale ad orari improponibili. Sarebbe così difficile fermare il Campionato per una Domenica e lasciare spazio alla Coppa? Ah già, il calcio non è lo stesso di quel lontano ’22 in cui il Vado sollevava la Coppa al cielo. Chi lo dice ai signori delle Pay-Tv che per una settimana non c’è il campionato?

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