Punto Palermo: prima l’illusione, poi il pareggio

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Prima l’illusione, poi il pareggio.

di Mario Cicerone

Sembrano quasi le note di un ragtime quelle che con ritmo ratto e lesto hanno dipinto un pomeriggio di calcio in quel di Palermo. Il sipario di Lazio – Palermo si dischiude non senza intermezzi corali di emozioni sparse e ritmi veloci. Vladimir Petkovic sfiora il primo posto in compagnia juventina prima che l’inerzia rosanero annichilisca ogni grande speranza in un caleidoscopio di acuti e trepidazioni sportive. Ma analizziamo la gara.

La partita – Petkovic schiera la sua squadra – scevra di Konko e della sua punta più celebrata e acuminata, Miro Klose – con un 4 – 1 – 4 – 1: Ciani al centro della difesa, Ledesma playmaker, Cana schierato a centrocampo, Floccari unica punta. Il Gasp risponde con un 3 – 4 – 1 – 2: confermato Ujkani tra i pali, Ilicic e  Dybala a supporto della velocità e del carisma agonistico di capitan Fabrizio Miccoli. La gara si schiude con i fiocchi per i biancocelesti. Bastano dieci minuti per andar in vantaggio: nobile lancio di Ledesma per Floccari che si smarca, accarezza con la testa il pallone e festeggia una rete di rara precisione accademica. È 1- 0 Lazio. Ancora un errore difensivo per il pacchetto arretrato rosanero, che a palla scoperta invece di scappare resta come imbambolato sulle gambe. La Lazio amministra e gestisce: squadra e trama fitta, equilibrio sempre vivo. Unico lampo rosanero: Miccoli riceve palla in area, cerca la rete, ma Marchetti si oppone. Nella ripresa Gasperini lascia negli spogliatoi uno spento Aronica  per Munoz, Petkovic plasma il suo assetto tattico per dar sfogo alla spinta propulsiva dei suoi laterali e schiera una difesa a tre. Il Palermo vivacchia, la Lazio sembra assuefarne i colpi con acume sportivo. Anzi, in contropiede i biancocelesti trovano persino il raddoppio: Radu per Mauri, palla per Floccari, sinistro e rete. Peccato che il guardalinee segnali un fuorigioco – inesistente – che spegne la gioia del gol. Gasperini prova a rimescolare le carte e inserisce Anselmo per Morganella, Petkovic cambia uno stanco Lulic con la corsa fresca di Gonzalez. Un’ energia nuova dirige i ritmi rosanero. L’eco diventa squillo al 68’ : palla intelligente di Dossena che taglia tutta l’area di rigore, troppo facile per Arevalo Rios pareggiare i conti. È 1 – 1. Ma l’inerzia agonistica raggiunge  l’acme un minuto dopo: Ilicic converge dalla destra, riceve Miccoli, palla in mezzo per l’inserimento di Dybala che non sbaglia. È vantaggio rosanero, apogeo al Barbera. La gente comincia a sperare e spinge, lo stadio è una bolgia. Petkovic tenta il tutto per tutto e gioca la sue ultime carte: dentro Candreva e Kozak, fuori Radu e Ledesma. Ma è ancora Floccari a illuminar il gioco laziale: finta in area, Munoz lo stende. È rigore. Hernanes si presenta dal dischetto e non sbaglia. È 2 – 2 , risultato finale.

Luci –  La reazione del secondo tempo è un po’ il diapason finale di uno spartito sin troppo basso. Più che una luce è una prova. La prova che il Palermo ha ancora la forza di rialzarsi dopo esser caduto, di continuare a credere nelle proprie energie sportive e agonistiche prima che sia troppo tardi. È l’antifona di un dovere, l’eco di un diritto, come a voler gridar ancora: il Palermo c’è.

Ombre – Un pozzo d’ombre. Primo velo di tenebra: la classifica. Penultimo posto e il baratro ai piedi. Secondo squarcio scuro: le vertigini del pozzo. Non si può più sbagliare: basta poco per cadere. Terzo, e non per importanza: la ruota della cabala, Sin troppo spesso rade e poche come acqua nel deserto, a volte servirebbe un po’ di fortuna per trasmutare le rare occasioni per far gol da oasi e miraggi in reti e realtà.

Quel che verrà – Cagliari – Palermo è quel che andrà in scena al prossimo turno di campionato. Servirà una prova decisa e spinta sin dal fischio iniziale. Servirà la fame di chi non vuole ancora soccombere, la prova definitiva che anche in trasferta il Palermo – specie contro una diretta concorrente per la salvezza – non è ancor schiavo delle proprie paure.

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