Capo Verde, quando il calcio è pura passione

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di Marini Marco

La nazionale di Capo Verde è l’esempio lampante di un calcio visto come gioco e divertimento. Quello sport senza interessi di cui tanti parlano ma che, ormai da tempo, ha lasciato il posto al business. Attualmente, infatti, prevalgono gli interessi di imprenditori e sceicchi che vedono il mondo del pallone solamente come mezzo per potersi continuamente arricchire. In pratica, rappresenta una miniera d’oro dove i soldi sono, purtroppo, l’unico motore trainante.

Fortunatamente c’è questa realtà che vede ancora il calcio come momento di aggregazione, di unione e di condivisione di determinati valori. Questa nazione che si chiama, appunto, Capo Verde. Fondata nel 1982, alla sua prima partecipazione alla Coppa d’Africa è riuscita ad approdare ai quarti di finale.

A questa qualificazione è legato il nome di Lucio Antunes, allenatore della squadra capoverdiana. Le immagini della gioia dopo aver ottenuto la certezza matematica del passaggio al turno successivo sono l’emblema di questa persona. Un uomo semplice molto legato alla sua terra d’origine. Al termine della partita contro l’Angola, vinta per 2-1, ha incominciato a correre a perdifiato con la bandiera del suo Paese in mano. Il gesto, infatti, mostra un attaccamento spontaneo alla propria squadra ed alla propria nazione, sempre meno presente nel mondo del calcio nostrano. Controllore di volo sull’isola di Sal dove tornerà alla fine del torneo, ha deciso di intraprendere questa avventura solo per la passione che lo lega al calcio. Basti pensare che per poter continuare ad allenare deve far fronte ai problemi economici del paese che lo obbligano a fare di necessità virtù. Siccome la federazione non possiede i soldi per potergli far visionare i giocatori nella nazioni in cui giocano, è costretto “ad agire sulla fiducia”. In pratica “se un giocatore milita in un club europeo allora vuol dire che è bravo e che può giocare in nazionale”. Il ragionamento, in effetti , non è del tutto sbagliato se si considera la situazione economica in cui si trova questo paese. Per cui spesso le convocazioni di Antunes sono basate su ciò che riesce a visionare in televisione oppure sui dvd che gli vengono inviati. Inoltre, se si considera la popolazione di Capo Verde composta solamente da 500 mila persone, è normale che debba andare in cerca di giocatori che militano all’estero.

Nonostante la mancanza di fondi “che rende il compito” del mister “molto difficile”, la nazionale capoverdiana è riuscita ad ottenere questa qualificazione. Un traguardo storico che ha fatto diventare il tecnico una sorta di eroe nazionale, da qualche tempo chiamato addirittura “Special One” per aver assistito da vicino per sette giorni agli allenamenti diretti dall’allenatore delle merengues. “Quando ci siamo qualificati per la Coppa d’Africa il presidente della nostra federazione ha chiamato Mourinho per chiedergli se poteva darci una mano – ha raccontato Antunes – Lui mi ha invitato a Madrid per una settimana, il tempo necessario per seguire cinque sedute di allenamento e due incontri ufficiali del Real. La cosa più importante che ho imparato è il modo estremamente chiaro attraverso cui comunica con la sua squadra e il suo staff”.

La Nazionale di calcio di Capo Verde è la selezione calcistica nazionale rappresentativa dell’omonima nazione africana. Il 2 novembre 2002, ha affrontato, per la prima volta, una formazione non africana, il Lussemburgo in un’amichevole terminata 0-0. Il 24 maggio 2010, invece, la nazionale dell’arcipelago africano è riuscita a strappare un lusinghiero pareggio, sempre per 0-0, in casa del Portogallo, in un’amichevole di preparazione giocata dai lusitani in vista di Sudafrica 2010. Al momento la nazionale capoverdiana vanta un trofeo a livello africano nel proprio palmares, ovvero la coppa Amilcar Cabral nell’edizione casalinga del 2000 ai danni del Senegal, sconfitto 1-0 in finale.

Che sia l’inizio di una nuova era per il calcio capoverdiano? Questo non si sa. La speranza è che almeno per questa nazione il calcio possa rimanere tale, quindi uno sport dove i veri valori prevalgono sugli interessi economici.

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