Lazio, un immobilismo ingiustificato

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Petkovic-Chievo

Di Luigi Pellicone

La Lazio perde a Genova e sciupa l’ennesima occasione: i biancocelesti hanno rovinato in tre partite (Palermo, in casa con il Chievo e Genoa) quanto di buono era stato fatto sinora. Si era a 3 punti dallo scudetto. Era inizio gennaio. Ci si ritrova a -7 dalla Juventus, con l’Inter e soprattutto il Milan alle costole.
Petkovic si è lasciato “conquistare” dal 3-5-2. Alla luce dei risultati, meglio non seguire la moda ma conservare lo stile di gioco che ha portato la Lazio in zona Champions.
Intanto, le rivali si sono rafforzate e iniziano a correre. Analizziamo la situazione. L’Inter è discontinua, non appare in grado di inserirsi nella lotta per i primi 3 posti. Spaventa di più la Fiorentina: ha un buon impianto di gioco, ha preso Sissoko, ritrovato Jovetic e può giocarsi la carta Pepito Rossi nel rush finale. La nuova Roma è un’incognita troppo lontana per essere presa in considerazione. Preoccupante, l’improvvisa ascesa del Milan. L’arrivo di Balotelli è un segnale chiaro: Galliani crede, eccome, al terzo posto. Se poi alla bontà di una rosa arricchita si aggiungono una serie di circostanze più o meno favorevoli alla rincorsa rossonera, ecco che il quadro inizia ad assumere tinte fosche.

Anche perché Lazio non si è mossa né in classifica, né sul mercato: Petkovic ha a disposizione un collettivo collaudato ma competitivo solo in 13-15 elementi. Pochi, per pensare di poter completare una stagione in cui si lotta su tre fronti. Gli infortuni di Hernanes, gli acciacchi di Klose (ma davvero si pensava che il tedesco avesse retto 38 partite?) qualche squalifica, i mali di stagione, rischiano di compromettere il lavoro svolto. Era doveroso puntellare l’organico. Possibile che la dirigenza non abbia trovato innesti adeguati? O non li ha cercati? Nascondersi dietro il dito della mancata cessione di Zarate è una scusa buona per chi vuole il male della Lazio. La vera incognita, adesso, è capire come una rosa ristretta possa spingere sull’acceleratore senza ricambi. Petkovic è bravissimo, ma non può fare i miracoli. Il tecnico ha ricavato il 100% dall’attuale rosa, ma né Lotito, né Tare lo stanno aiutando. La dirigenza giustifichi questa scelta di fronte a una tifoseria appassionata che aspettava un grande acquisto per accompagnare la squadra verso il Grande Sogno. Svegliata, disillusa, da un immobilismo ingiustificato e ingiustificabile, adesso la piazza deve sperare in Petkovic e nel recupero degli infortunati eccellenti. Eppure bastavano due innesti: un centrocampista di livello, e una punta capace di far tirare il fiato a Klose. Peccato.

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