Quando ti chiami Joann Cruijff…

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Quando ti chiami Joann Cruijff…
di Carmine Guarino
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Quando nasci con i piedi piatti e a cinque anni sei capace di fare 150 palleggi, non puoi che diventare un campione. Quando casa tua è a 200 metri dall’Amsterdam Arena e passi mezza giornata lì, non puoi che diventare un fuoriclasse. Quando a dieci anni sei già nelle giovanili dell’Ajax, non puoi che diventare uno dei calciatori più forti della storia. Quando ti chiami Joan Crujff non puoi che essere Joann Cruijff.
Senza padre dai 13 anni e con una mamma ‘costretta’ a lavare gli spogliatoi dei lancieri, per Joan il calcio diventa tutto. Anzi no. E’ lui a diventare il calcio di quegli anni, l’era del calcio totale. Fisico gracile, dribbling incantevole, allungo mostruoso ed elegante, tecnica sopraffina. In una parola: il Profeta del gol. Quello che una volta si chiamava “il dieci”. Ma lui no, è anticonformista anche in questo. A 14 anni vince il suo primo campionato nella categoria ragazzi, giocando con la maglia numero 14. Da quel momento si convince che è quello il suo numero. Sono gli anni in cui le divise vanno dall’uno all’unici. Ma a lui, Joann Cruijff, è tutto permesso. Un personaggio geniale, ‘televisivo’ e con tanta fame. Firma il suo prima contratto da professionista a 16 anni e va immediatamente dalla mamma. La guarda e le dice: “Basta lavare i pavimenti, tu sei la mamma di Joan Cruijff”.
C’è un episodio della sua carriera, più del pugno dato all’arbitro nel giorno del suo esordio con la Nazionale, che racconta chi e cos’è stato il Profeta del gol, meglio di qualsiasi parola. E’ il ritorno dei quarti di finale della Coppa di Spagna 77-78: il Barcellona gioca contro il piccolo Deportivo Alavès. A metà della ripresa l’arbitro fischia un fallo a centro campo e Crujff comincia a protestare a lungo. Snervato dalle tante spiegazione che il direttore di gara sta dando all’olandese, il giovane Jorge Valdano si avvicina a Joan e gli dice: “Tieniti il pallone e daccene un altro per giocare, anzi prendi anche il fischietto tanto comandi tu”. Crujff lo guarda, punto nell’orgoglio ma divertito. “Come ti chiami e quanti anni hai?” gli chiede. Il giovane risponde: “Jorge Valdano, ventidue”. Joan sta zitto un attimo poi lo guarda con occhi glaciali e lo ‘brucia’: “Ragazzino a ventidue anni a Crujff si da del lei”. Ma l’olandese alle parole, preferisce i fatti. Pochi minuti dopo entra in aria a tutta velocità, inarrestabile come sempre. Ma d’un tratto si ferma, cercando il contatto proprio con Valdano che rinviene da dietro. Il giovano argentino riesce ad evitarlo, ma Crujff stramazza al suolo: rigore e gol. Ecco chi è Joan Crujff: geniale e sleale, troppo bravo e per questo a tratti spocchioso, attaccante e difensore, secondo migliore calciatore del XX seconlo e poi allenatore di successo.
In carriera vince praticamente tutto. Da calciatore: nove campionati olandesi, sei coppe d’Olanda, un campionato spagnolo, una coppa del Re, tre Coppa dei Campioni, una Intercontinentale e tre palloni d’oro. Da allenatore: due coppe d’Olanda, quattro Campionati spagnoli, una coppa del Re, una coppa Campioni, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Uefa. Ajax e Olanda i suoi due grandi amore in vent’anni di calcio che recitano 402 gol in 716 partite. Ma la sua vittoria più grande resterà per sempre la stessa: essere stato Joann Cruijff.

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