Punto Palermo: punto retorico, eco di un incubo

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Di Mario Cicerone

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Pareggio retorico come un’eco quello del Palermo in quel di Verona. Il negativo prodromo sportivo con il quale i rosanero atterravano nella città del più famoso dramma di Shakespeare lasciava, necessitava, presagire un risultato capace di aprire squarci più speranzosi nel cuore amaro di tifosi palermitani. Adesso, più che mai, bisogna sperare che lo scenario non si chiuda come con Romeo e Giulietta. Ma analizziamo la gara.

La partita – La propulsione offensiva del Palermo è affidata al trio Formica – Boselli – Fabbrini, tridente appuntito di un  4 – 3 – 3 equilibrato. Corini risponde con la coppia Therau – Paloschi. La gara esplode subito: al 5’ gran torsione di Formica e sinistro vincente. È 1 – 0 Palermo. Malesani chiede senno tattico e ordine. Dopo 8’ minuti prima sostituzione del match: fuori Morganella, dentro Nelson. Il prosieguo della gara è un annichilirsi comune. Il Chievo tenta di alzar il ritmo, invano. Il Palermo si compatta e difende. Il secondo tempo ha un protagonista nuovo dalla parte clivense: Corini sostituisce Hetemaj per Pellissier. Il suo inserimento aumenta il coefficiente di profondità offensiva del Chievo, liberando sulla trequarti la fantasia di Thereau. Al 9’ , il pareggio: rigore e trasformazione vincente proprio di Thereau. Malesani prova a rinsaldare le giunture difensive della sua compagine: fuori Formica, dentro Von Bergen. Corini risponde cambiando Paloschi per Luciano prima, Spyropoulos per Thereau pochi minuti dopo. Il Palermo prova ad aumentar i ritmi con Fabbrini tra le linee e accenni di pressing offensivo spinto dai centrocampisti. Troppo poco. A quel punto, Malesani inserisce anche capitan Fabrizio Miccoli, ma è troppo tardi. Quando l’arbitro fischia, è 1 – 1.

Luci – Ripeto: l’unica luce vera e fulgida non è arrivata. Il resto sono solo scintille di quel barlume grande e folgorante in solio che ha ormai i toni mitici delle grandi speranze o di un amore platonico. Vittoria, dove sei?

Ombre  – Un vortice fantasmagorico avvolge il cuore della squadra come l’eco di un incubo. Il gioco è paziente ma non conclusivo, i risultati sono spenti e spesso inconcludenti, la fortuna è spicciola e vox infima più che media.

Quel che verrà – Una sfida decisiva. Palermo – Genoa è quel che andrà in scena al Barbera il prossimo turno. Al cospetto del privilegio lento e inesorabile di assistere tacitamente al proprio sfacelo, servirà una svolta prorompente come un fenomeno carsico. Non si può più affidarsi a beceri riflessi di buon gioco. Non più. Adesso, più che mai, è fondamentale la vittoria.

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