Se il Palermo retrocedesse in Serie B …

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Se il Palermo retrocedesse in Serie B …

di Mario Cicerone

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Se il Palermo retrocedesse in serie B, una fiocina di delusione mista a disinganno catturerebbe la città come in uno dei migliori racconti di Ernest Hemingway.  Il Palermo rappresenta molto per gli avamposti più reconditi di questa città. Il calcio a Palermo è più reale di tante altre cose ancor più reali e soffocanti, un po’ come una preghiera contro i malanni più silenziosi dei quartieri cittadini. Nel mondo dei tifosi, le speranze hanno lo stesso prezzo di un biglietto allo stadio. Retrocedere sarebbe uno schiaffo, come l’eco di una sconfitta. Per il palermitano, i colori rosanero sono un po’ come panelle e crocchè, u’ panino ca meusa o i cannoli con la ricotta: qualcosa di proprio, un po’ come un segreto. Andare in serie B significherebbe rompere quel segreto. In un contesto in cui anche credere, anche il diritto di credere, assume sempre più le vaghe sembianze di un privilegio, il Palermo rispecchia l’orgoglio sportivo di una città abituata a scenari luminosi, dipinti di mare e abbuffate abbondanti. Sarebbe uno schiaffo alle illusioni di una squadra che è andata in Europa, ha sfiorato la Champions, è arrivata in finale di Coppa Italia e ha annoverato in rosa grandi giocatori. Sarebbe uno schiaffo a chi crede fermamente che Palermo è anche il Palermo. A chi crede che la domenica è il Palermo. Uno schiaffo in faccia a chi nella metafora della propria squadra scorge la propria metafora altalenante, quella maglia sudata alla fine di ogni partita che rispecchia i sacrifici di una città intera ricca di etichette e veleni, di scorciatoie e vicoli stretti. Retrocedere sarebbe uno schiaffo a chi è orgoglioso di esser palermitano anche e soprattutto per il Palermo, soprattutto a chi ha aspettato 32 lunghi anni per guardare in faccia la classifica della Serie A e scorgervi il nome della propria squadra. Le gambe della squadra sono le gambe dei suoi tifosi: appassionati e caldi come u’ sfinciuni appena sfornato. Le gambe di una città che cammina su filo del mare e delle ombre, degli autobus che non arrivano mai e di strade fantasma, tra passato, presente e futuro. Se il Palermo retrocedesse in B, retrocederebbe anche la città. Per molti palermitani essere tifosi rosanero rappresenta l’ultimo appiglio di speranze nuove, forse migliori. Rappresenta qualcosa in cui credere e incoraggiare. Sognare è sempre stato un privilegio per questa terra. Ecco perché il Palermo ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà sempre una grande speranza, forse quella di essere migliori di altre città le cui squadre non potevano vantare lo stesso posizionamento in classifica o aspirare a traguardi importanti. Il Palermo ha significato essere su anche quando si era giù. Adesso si è giù quando si continua ad esser giù. La squadra deve esser vicina ai tifosi, prima ancora del contrario.  Bisogna risalir la china. Se nessuno merita più di quanto cede, allora le grandi speranze di questa città sporca e rassegnata, delusa e tradita, scissa e fragile, ammanettata e mutilata, misteriosa e spiata, meritano più di quanto sin ora hanno ricevuto.

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