Punto Palermo: un punto al sapor di condanna

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Punto Palermo: un punto al sapor di condanna

Di Mario Cicerone

Palermo vs. Genoa

Sembra l’avamposto recondito di una commedia burlona e maledetta la prosa dannatamente virgolettata e irta di pause e soste e indugi del copione andato in scena al Barbera. Il prezzo della sfida di Palermo – Genoa era alto, altissimo. Era prescrizione medica annichilirlo con la smodata vertigine di un fenomeno carsico, con la demonica voglia di un antidoto al veleno della paura che viva e vivida bruciava le gambe rosanero. Il resto della partita è un misero punto che è come fumo al crepuscolo già infuocato. Ma analizziamo la gara.

La partita –  Mister Malesani pensa sin da subito a una sceneggiatura vivida: il trio Ilicic – Miccoli – Fabbrini schierato come terminale di un 4 – 3 – 1 – 2 saggiamente offensivo quanto al contempo pronto a ripiegar il gioco. Ballardini risponde con un 3 – 5 – 1 – 1 con Borriello punta ultima e Moretti in difesa al posto di Manfredini, infortunatosi poco prima della gara. Come in un capolavoro di Dario Argento, è la paura la protagonista indiscussa del copione del primo tempo. Le due squadre si annichiliscono a centrocampo a discapito dello spettacolo. Le due occasioni più ghiotte sono del Genoa, vane: prima Borriello calcia e trova un super Sorrentino, poi capitan Rossi è atterrato in area da Garcia ma Orsato non concede un rigore che poteva anche esser fischiato. La ripresa sembra rivelare la stessa andatura zoppicante del  suo prodromo. L’occasione più fulgida della gara è del Palermo: cross ben tagliato dal piede di Ilicic, palla in area per l’accorrente Boselli – entrato al posto di Fabbrini – e botta sicura verso la porta, invano. Frey è metafisico e con il corpo si oppone a una rete già quasi festeggiata dal pubblico presente allo stadio. Pubblico che poco dopo agogna il forcing rosanero e assiste invece all’espulsione di Aronica che spegne ogni incauta speranza. La partita finisce tra i fischi e un alone vago e prepotente di delusione che si condensa in una nube di pioggia invisibile che adesso, più che mai, sa di condanna.

Luci – A questo punto, nessuna. Serviva la vittoria e non è arrivata. Qui pro quo? 

Ombre – Sono così tante che sembra di esser Dante prima che incontrasse Virgilio. Il mezzo del cammin di questo campionato rosanero è davvero avvolto in una selva oscura, aspra, selvaggia e forte. Quinto pareggio nelle ultime sei gare per una squadra che non vince dal derby contro il Catania andato in scena in un Novembre tanto lontano e vago che sembra tanto uno scenario del maestro Giacomo Leopardi. Quando in città si chiede del Palermo c’è addirittura chi sussurra in un sibilo silenzioso: Ei fu …

Quel che verrà – Torino – Palermo. Anche adesso, mentre scrivo queste parole, mi sembra di ripetere sempre le stesse cose. Serve vincere. Servono i tre punti. Repetita iuvant …

 
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