Punto Palermo: come l’andata, vince la noia

Standard

 

di Mario Cicerone

8804-3

Una noia stridente, quasi irridente come uno scritto di Charles Bukowski, colora di tinte grigiastre l’anticipo meridiano di questa nuova giornata di Serie A. Torino – Palermo termina con un pareggio a reti inviolate che comprime  e concentra un nembo di tinte neutre quanto al contempo terribilmente maledette le aspirazioni rosanero. Ma analizziamo la gara.

La partita – Un andirivieni di paura e timore rallenta le due squadre sin da subito, come una trappola pronta a svelarsi. I primi 15’ sono principio costitutivo della neutralità annichilita dall’angoscia da parte di ambedue le compagini di andar sotto e non rialzarsi. Il Palermo del redivivo Gasp smista e gioca, ma è il Toro ad aver le migliori occasioni: al 16’ Brighi scambia con Cerci, cross e velo di Bianchi e Vives, solo davanti a Sorrentino, spara alto con il mancino. Ancora Torino: al 20’ Bianchi difende la palla con il corpo e calcia al volo, centrando il palo. Il secondo tempo è secondo atto dello stesso copione. Il Gasp prova ad addensare la propulsione offensiva rosanero prima con Miccoli, poi con Formica e Dybala. Ventura risponde con l’entrata in campo di Santana e Meggiorini . I siciliani difendono,  arretrano e ripartono, invano. Il Toro recupera, riparte e tenta il forcing finale. Al 39’,  D’Ambrosio non riesce a premiar un buon crosso di Cerci a due passi esatti dalla porta rosanero. Occasione di equivalente proporzionalità due minuti più tardi sui piedi di Meggiorini: Sorrentino, sempre Sorrentino, riesce tuttavia a ipnotizzarlo. L’ultimo acuto di una partita monotona sono i fischi della gente con cui si chiude una gara scialba e stantia come uno sbadiglio.

Luci – Come scriveva il maestro William Blake, chi non ha luce in viso non diventerà mai una stella. Il Palermo brilla di luce propria in un pozzo d’ombra, un po’ come una stella cadente che sferraglia sui binari scuri della notte.

Ombre – Un tripudio tenebroso avvolge le timide speranze rosanero come un palloncino in una selva d’aghi. Serviranno il vento della cabala a sollevarlo dalle sue paure più segrete e le ambizioni di una squadra che non vuol dirsi ancor deceduta. Al contrario, per onor di metafora, il palloncino esploderà in un tonfo di silenzio e agonia, un po’ come una barzelletta mal raccontata.

Quel che verrà – Palermo – Siena è quel che all’orizzonte si prospetta. Terzultima ( seppur con sei punti di penalizzazione sul groppone ) e penultima in classifica. È il giro di boa. Per respirare dopo l’apnea.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...