Punto Palermo: una vittoria al sapor di speranza

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Punto Palermo: una vittoria al sapor di speranza

Di Mario Cicerone

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Eccolo il volto della vittoria come un miraggio vagheggiato e sproloquiato, come una tinta di tinta surrealista e maledetta, leggermente deformato quanto miracolosamente profondo quasi come la psiche della penna conterranea del maestro Luigi Pirandello! È vittoria, la vittoria! Palermo – Roma termina con un roboante 2 – 0 che stria di suggerimenti nuovi e accattivanti le speranze più recondite di chi ancora non crede, non vuole credere, al lento sfacelo della propria bandiera. Ma analizziamo la gara.

La partita – Il Palermo comincia forte. Irto e spinoso, Miccoli punge subito, invano. Al 7’ è traversa rosanero. La Roma appare languida e smorta. Il Palermo ne approfitta e colpisce. L’ambo è quello invocato e trasognato, quello che ha lo stesso prezzo delle speranze. Miccoli per Ilicic, sinistro vincente: 1 – 0 Palermo. È un tripudio al Barbera. Ma non è tutto. Poco dopo, stessa coppia e parti invertite. Ilicic per Miccoli e nuovo boato di echi. La Roma prova a respinger l’onda d’urto e si fa viva e vivida, ma prima Marquinho e poi Totti falliscono ogni incauto tentativo di rivalsa. Nella ripresa, Andreazzoli cambia tutto: fuori Perrotta e Tachtsidis, dentro Pjanic e Osvaldo. La spinta propulsiva capitolina arde di nuovi spunti, ma non riesce a punger, anzi. Il Palermo spreca e riparte in contropiede, invano. Mister Sannino cambia Miccoli per Dybala e Dossena per Garcia. Alla fine, Florenzi colpisce l’esterno della rete e Sorrentino nega la gioia del gol a Osvaldo.  Quando l’arbitro decreta il fischio finale, un Barbera spoglio e arido rinverdisce di stupore e ardore nuovi. Echi lontani si condensano come l’eco di un imperativo: vincere ancora. E crederci. Ora ancora più di prima.

Luci – Un’onda di luce pervade la spuma frizzantina dei cuori rosanero. L’ardore mostrato è una funzione – si spera – ancora non completamente satura. Certo, il gioco lascia ancora i più a desiderare. Ma tanto basta. Il cuore mostrato è ancor vivo, e batte. Come quello di una città intera.

Ombre – Tecnicamente, il gioco appare nelle sue striature più omogenee ancora confuso e a sprazzi. È vero, i tatticismi difensivi hanno retto. Ma hanno sempre le stesse sembianze di un vaso tremante. Certo però, se poi all’interno del vaso di sussulti sboccia un fiore …

Quel che verrà – Sampdoria – Palermo. Per usare una metafora linguistica, la vittoria ha avuto per tre mesi lunghi quanto un’eternità intera un significato ma non un riferimento. In breve, poteva arrivare ma non è mai arrivata. Adesso l’Odissea ha firmato la sua fine. La domanda è retorica: quanto si dovrà aspettare per gioire di nuovo? La condizione di adattamento è una sola: vincere. Vincere ancora. Contro la Samp, è un altro capolinea. Serviranno cuore e gambe. Più che mai, serviranno i tre punti.

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