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Punto Palermo: rallenta la corsa

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Punto Palermo: rallenta la corsa

di Mario Cicerone

 

L’incubo ritorna come in una delle migliori storie redatte dalla penna tetra di Stephen King, rallenta la folle corsa verso quel sogno che adesso comincia a intessere un orizzonte tinto e dipinto con i colori di un labirinto dove basta un errore, uno solo, per perdere per sempre la via d’uscita. Lo spartito di Palermo – Bologna è vittima di quel conflitto inconciliabile tra speranze e volontà, tra idealismo e realtà, che recita un pareggio che ispessisce più i cuori felsinei che quelli siciliani. 

La partita – I rosa ardono subito insieme a uno stadio avvolto in una ghirlanda di tifo e passione caldi come il clima. Al 5’, il vantaggio: uno – due tra Ilicic e Miccoli, sinistro chirurgico dello sloveno e boato rosanero. Esplode il Barbera: è 1 – 0 rosa. La propulsione offensiva delle aquile difende ancora i suoi postulati più veri, spinta e sospinta dalla mimetica invasata di mister Sannino. Tuttavia, al 17’ arriva la beffa: su retropassaggio incauto di Morganella, Sorrentino si accorge di non poter toccare la palla con le mani quando è già mestamente a terra, proprio mentre Gabbiadini approfitta della sua indecisione e pareggia i conti. Colpito al cuore irto di desideri, il Palermo arretra timoroso. Quando Miccoli tenta di risalir la china, la cabala gli si oppone: palo. Il secondo tempo ha la stessa andatura frammentata e nervosa della prima frazione. Il Palermo perde anche Ilicic per infortunio. Entrano Dybala, il redivivo Hernandez e Boselli, invano. La partita scivola via pian piano, come il volto vago di un sogno. Quando l’arbitro suona la fine, l’imperativo morale riecheggia ancora, sospeso miracolosamente tra passato, presente e futuro: crederci ancora. 

Luci – Il primo barlume è la caratura agonistica che la squadra vive ogni minuto che passa. La compagine rosa sembra credere ancora nel sogno. 

Ombre – La classifica, sempre più simile a un tapis roulant a velocità superiore delle gambe di chi tenta di seguirne l’impetuoso cammino. Altra tenebra: l’infortunio di Ilicic, vero e proprio anfitrione delle ultime speranze rosanero. 

Quel che verrà – Una partita da sangue e sudore, come dicono i tifosi in città. Lo squarcio futuro suona come l’assolo di un prodromo sinfonico: Catania – Palermo. È una partita che ha lo stesso prezzo di una stagione intera. Il derby potrà avere echi funesti o rigogliosi, un po’ come un appuntamento con il destino. 

 

Luis Ruzzi a valanga: “Petkovic è uno Yes Man”. Lite in diretta con il giornalista Luigi Salomone.

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Il procuratore di Maurito perde il controllo durante una chiamata a Radiosei

Di Michele De Angelis

Luis Ruzzi sentendosi chiamato in causa da alcune affermazioni fatte dal noto giornalista del “Tempo”, Luigi Salomone, è intervenuto in diretta all’interno della trasmissione “Quelli che hanno portato il calcio a Roma”, in onda su Radiosei.

La discussione è degenerata in pochi istanti e l’agente dell’argentino si è reso protagonista di alcune affermazioni piuttosto pesanti.

Punta il dito verso la società e la comunicazione romana che avrebbe favorito la crescita di tensioni intorno al suo assistito, andando ad ingigantire qualsiasi comportamento dell’argentino.

Poi le sue attenzioni vanno al mister biancoceleste: “Se la società va sempre a prendere degli Yesman in giro per paesi minori è normale che poi ci siano situazioni del genere”.

Pesanti anche le insinuazioni lanciate al giornalista romano, accusato di non agire in buona fede e di seguire i dettami della società.

L’agente di Mauro Zarate è sembrato completamente fuori di sé. A fatica il conduttore, Guido De Angelis, è riuscito a interrompere la diatriba ma senza arrivare ad alcun chiarimento.

Un altro animato capitolo di una storia che sta assumendo contorni sempre più tristi…

Milan, addio secondo posto?

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di Marco Marini

Le speranze del Milan di raggiungere il secondo posto, con molta probabilità, si sono spente al termine del match contro il Napoli, posticipo della trentaduesima giornata. Una gara finita con un pareggio per 1-1 che accontenta solo i partenopei mentre lascia l’amaro in bocca in casa rossonera. Come accaduto all’andata, anche ieri sera la partita è terminata con un pareggio. A differenza della gara del San Paolo, però, dove la squadra di Allegri è uscita dal campo soddisfatta per aver recuperato due reti, ieri chi può sorridere è il Napoli, non certamente il Milan. Con un successo rossonero, infatti, questa gara avrebbe potuto riaprire, anzi avrebbe proprio riaperto la lotta per il secondo posto. Così non è stato ed ora il cammino per la formazione milanista diventa sempre più difficile perché le giornate che mancano solo solamente sei, i punti di distacco dal Napoli, attualmente secondo, sono rimasti quattro e nel prossimo turno saranno impegnati contro la Juventus, per giunta fuori casa. A sei giornate dalla fine, quattro punti rappresentano un distacco considerevole, difficile da colmare.

Più che per il numero di giornate rimanenti prima della fine della stagione, sono i prossimi impegni del Napoli a far perdere le speranze ai rossoneri di acciuffare la seconda piazza. Gare che vedranno impegnata la squadra di Mazzarri contro Cagliari, Pescara, Bologna e Siena, ovvero contro squadre, sulla carta, inferiori agli azzurri. Gli unici ostacoli possono essere rappresentati dall’Inter, che i partenopei dovranno affrontare al San Paolo, e dalla Roma, fuori casa, nell’ultima giornata di campionato dove ormai le posizioni possono essere già delineate. Tutto sommato il Milan ha, dal canto suo, impegni altrettanto abbordabili contro Catania, Torino, Pescara e Siena. A differenza del Napoli, però, i rossoneri dovranno giocare, Domenica sera, contro una  Juventus che vuole chiudere il discorso scudetto il prima possibile e, nella penultima giornata, contro la Roma che, vista la classifica attuale, dovrà lottare, se non fino all’ultima giornata, almeno fino alla penultima, per poter entrare in Europa League.

D’altra parte il Milan sta pagando il pessimo inizio di campionato dove, nelle prime otto giornate, ha totalizzato la miseria di sette punti. Un ruolino di marcia da squadra che non lotta certamente per lo scudetto. Con l’arrivo di Balotelli, nel mercato di riparazione di Gennaio, la formazione di Allegri ha trovato la quadratura giusta in campo grazie alla quale ha avuto un cambiamento radicale. Che il Milan si sia svegliato tardi è vero ma è altrettanto vero che ancora tutto è possibile. Le partite rimanenti sono sempre meno e al momento il secondo posto  sembra un miraggio, soprattutto dopo il pareggio di ieri contro il Napoli che mantiene inalterate le distanze tra le due formazioni.

Clamoroso Ruzzi sul caso Zarate! “Aggredito da Lotito e osteggiato da Tare”

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Dichiarazioni pesanti per una rottura definitiva

Di Michele De Angelis

 

 

Questa volta il procuratore di Zarate ha gettato via ogni filtro, lasciando fuoriuscire tutto quello che fino ad ora era rimasto dentro. Non si tratta solo di commenti ma di vere e proprie accuse.

Vi riportiamo di seguito le parole dell’agente dell’argentino perduto.

Siamo prigionieri di Lotito, la rottura è insanabile, non capiamo cosa abbia fatto Mauro per meritare tutto questo. Abbiamo a che fare con un presidente prepotente, che si è reso protagonista di minacce e gesti poco simpatici. Se lui gira con tre poliziotti, io dovrei girare con l’esercito: io sono stato aggredito anche fisicamente, una volta in Qatar mi ha anche stretto le mani al collo. Causa extrasportiva? Purtroppo si rischia di fare il male di Mauro. Io non so se sono in grado di difendere Zarate come merita”.

Lite tra Tare e Zarate”– Le rivelazioni sono gravi. Si parla anche di minacce, di aggressioni fisiche. Ruzzi non si tiene più,  vuole vuotare il sacco: “Lotito? La Lazio è lui: non c’è passato e non c’è futuro, c’è solo lui. Il presidente ha speso 20 milioni, poi non ha più parlato di Mauro. Quando Zarate arrivò a Roma non c’era un direttore sportivo –ribadisce Ruzzi a Sportitalia durante la trasmissione “CalcioMercato”-, quindi la trattativa in Qatar la feci praticamente io. Il primo anno Mauro fece benissimo, ma una volta che arrivò Tare (dicembre 2008 ndr) di cui, però, Lotito non si fidava, tanto che chiamava Sabatini per alcuni consulti e mi diceva che aveva assunto Tare solo perché parlava cinque lingue, allora cominciarono i problemi. Ci fu anche uno screzio tra Tare e Zarate durante un Lazio-Juventus. L’attuale ds ha sempre avuto un’antipatia per Zarate, perché non l’aveva portato lui e perché voleva ingraziarsi Lotito. Quando andammo in Qatar per trattare il riscatto, Tare sparlava di Mauro, anche della sua vita privata. Pensate che, nel dicembre del 2009, mi tenne due ore al telefono per lamentarsi del fatto che Zarate sarebbe tornato il giorno 28 dalle vacanze, quando poi gli altri argentini invece sarebbero tornati il 30. Poi arrivarono, guarda caso, le dichiarazioni al vetriolo di Ballardini che accusava Zarate di scarso impegno ecc”.

Mancata cessione dell’argentino – Si parla poi della mancata cessione alla Dinamo Kiev. Si era parlato di un problema di clausola rescissoria ma il suo entourage non aveva mai confermato: “Io ho girato tutta l’Inghilterra, nessuno voleva prendere Zarate per 10 milioni. A Roma, poi, Tare ha la sua task force al seguito, c’è una radio romana dove due conduttori infangano sempre e comunque Zarate e io li chiamo Igli e Tare (ride ndr). Tornando al capitolo Dinamo Kiev. Io andai a parlare con il presidente della Dinamo a Montecarlo e in dieci minuti c’eravamo messi d’accordo su tutto. Gli ho spiegato anche perché Maurito aveva voglia di andare a Kiev, perché lui ama le sfide e ha interesse a rimettersi in gioco. Solo che la Dinamo voleva dare alla Lazio un altro giocatore, Marco Ruben, e qualche soldo, ma la soluzione non piaceva a Tare e quindi fine del discorso. Questo il 22 gennaio. Poi il 29 gennaio, dopo la partita con la Juventus di Coppa Italia, Lotito parla in quel modo e allora pensavo fosse tutto fatto e invece no. Si è parlato di clausole, ma non era vero nulla. E’ stato buttato solo fango su di noi. Il fratello di Mauro ha detto che è stato lui a rifiutare la Dinamo? Si è sbagliato. Anche il Genoa lo voleva, anche in prestito. Purtroppo trattare con Lotito sapete com’è”. Zarate è fuori rosa, si allena in orari diversi rispetto alla squadra, una situazione inaccetabile. Ha chiesto il reintegro, ma tutto nacque a metà dicembre quando l’argentino non rispose alla convocazione per il match con l’Inter: “La verità è che solo alla Lazio possono succedere queste cose. Se la squadra si allena la mattina, allora lui si allena il pomeriggio, sennò il contrario. Se la Lazio fa doppia seduta, allora lui si allena alle 13 e si cambia nello spogliatoio degli avversari che vengono a giocare contro la Primavera. Si allenano a parte lui, Diakité, Cavanda, Foggia e Barreto. Nessuno interviene, Tommasi mi aveva promesso di fermare addirittura il campionato e invece nulla. In Argentina si chiedono che fine abbia fatto Zarate. Noi vogliamo andare via, rinunceremmo a tutti i soldi. Pensate che questa estate sono stato per tutta la durata del ritiro ad Auronzo di Cadore a disposizione della Lazio e nessuno mi ha contattato. Abbiamo chiesto di spalmare l’ingaggio, abbiamo provato a venire incontro alla Lazio in tutti modi, ma non c’è stata mai risposta positiva. Lotito vuole vincere e stravincere. Come si comportano i compagni? Non posso parlare dei giocatori, perché altrimenti perderei Maurito. Lo specchio dello spogliatoio della Lazio, però, si vede nella partita con il Genoa, quando Matuzalem entra in quel modo su Brocchi e la reazione dei compagni non è stata quella degli juventini quando Cambiasso ha fatto fallo su Giovinco. Questo è lo specchio della gestione Lazio”.

Viaggio galeotto – Ruzzi ha scatenato la sua offensiva, è una furia. Zarate vuole la rescissione, la battaglia è iniziata. La Lazio per ora non risponde, Lotito –invitato a intervenire in diretta dalla redazione di Sportitalia- preferisce non scendere in campo e rimanda la sua replica, intanto Ruzzi glissa su possibili mancanze di Maurito: “Errori del mio assistito? Sì ne ha fatti, parliamo di un ragazzo di 25 anni e quindi sono errori di gioventù. Nessuno gli può contestare la professionalità. Forse il suo sbaglio fu quello di andare in Curva Nord (in occasione di Lazio-Bari del 2010 ndr). Maurito era innamorato della Lazio, anche perché il sogno di ogni ragazzo argentino è quello di giocare in Europa e lì la Lazio è tra le 10 squadre europee più amate e seguite. Ma questo Lotito e Tare non lo sanno”. Una condizione, quella del fuori rosa, che Zarate vuole denunciare. Ruzzi legge una lettera scritta direttamente da Mauro e indirizzata alla Lazio. In questa si elencano tutte le mancanze del club biancoceleste, causa anche di malattie diagnosticate da dermatologi e neuropsichiatri. Zarate, infatti, a causa di questa condizione di emarginazione non solo è rimasto vittima di una patologia della pelle (la Vitiligine volgare), ma anche di una forma di depressione. Ruzzi legge i certificati medici in diretta, è furioso. Il viaggio alle Maldive ha la sua origine qui: “Noi abbiamo spedito questa lettera alla Lazio che non ha mai risposto (e quindi non ha mai autorizzato il viaggio ndr). Io, poi, informai Lotito personalmente incontrandolo al ristorante, Mauro aveva bisogno di staccare, non poteva andare in Argentina e poteva rimanere in Italia. Doveva andare in un posto lontano”. 

L’intreccio di questa storia è sempre più fitto e denso di sfumature agghiaccianti. Tra zone d’ombra e colpi di scena il giallo continua…