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Luis Ruzzi a valanga: “Petkovic è uno Yes Man”. Lite in diretta con il giornalista Luigi Salomone.

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zarate

Il procuratore di Maurito perde il controllo durante una chiamata a Radiosei

Di Michele De Angelis

Luis Ruzzi sentendosi chiamato in causa da alcune affermazioni fatte dal noto giornalista del “Tempo”, Luigi Salomone, è intervenuto in diretta all’interno della trasmissione “Quelli che hanno portato il calcio a Roma”, in onda su Radiosei.

La discussione è degenerata in pochi istanti e l’agente dell’argentino si è reso protagonista di alcune affermazioni piuttosto pesanti.

Punta il dito verso la società e la comunicazione romana che avrebbe favorito la crescita di tensioni intorno al suo assistito, andando ad ingigantire qualsiasi comportamento dell’argentino.

Poi le sue attenzioni vanno al mister biancoceleste: “Se la società va sempre a prendere degli Yesman in giro per paesi minori è normale che poi ci siano situazioni del genere”.

Pesanti anche le insinuazioni lanciate al giornalista romano, accusato di non agire in buona fede e di seguire i dettami della società.

L’agente di Mauro Zarate è sembrato completamente fuori di sé. A fatica il conduttore, Guido De Angelis, è riuscito a interrompere la diatriba ma senza arrivare ad alcun chiarimento.

Un altro animato capitolo di una storia che sta assumendo contorni sempre più tristi…

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Punto Lazio: I biancocelesti fanno tutto da soli

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Hernanes

Il profeta prima incanta e poi manca il colpo del KO

Di Michele De Angelis

Pochi centimetri più in là, in occasione del rigore calciato dal brasiliano, e i biancoazzurri avrebbero messo in cassaforte il quarto derby di fila. Pochi centimetri e la Lazio avrebbe evitato di concedere il fianco ai propri dirimpettai.

Gli uomini di Petkovic erano riusciti a imporre il loro gioco e costringere la Roma ad una partita di sacrificio, senza poter esprimere il proprio gioco.

I rigori però a volte si sbagliano e il team capitolino è stato bravo a non cedere il passo ai rivali di sempre, nonostante il morale sotto le scarpe, nonostante l’uomo in meno negli ultimi venti minuti.

I biancocelesti rimangono sopra ai giallorossi e staccano di un punto l’Inter. La rincorsa al posto Champions appare ormai un miraggio. Non sembra invece così assurda la possibile remuntada contro i Turchi che arriveranno tra qualche giorno qui all’Olimpico.

Luci: Grande prestazione sul piano del gioco e della condizione fisica. Gli uomini della linea mediana sono in continuo movimento e il portatore di palla ha sempre almeno un paio di opzioni. Facilità di manovra e di arrivare al tiro. La prestazione di Hernanes rimane comunque positiva. Molto bene anche Lulic e Cana. Candreva è tornato ai suoi livelli. Marchetti decisivo dopo il pareggio.

Ombre: Il team capitolino subisce troppo il contraccolpo mentale dopo il rigore sbagliato dal profeta e si lascia schiacciare cadendo nelle piccole provocazioni di alcuni avversari. Prima Klose e poi Kozak non lasciano il minimo segno. Ingenuo Biava.

Quello che verrà: Un eventuale capovolgimento di risultato nel match di giovedì potrebbe spazzare via qualsiasi rammarico della mancata vittoria nel derby. Sarà dura ma la Lazio ha dato l’impressione di aver ritrovato testa e gambe. Poi ci sarà la Juve ma questa è tutta un’altra storia. E in Coppa Italia si attende il nome dell’altra finalista…  

Clamoroso Ruzzi sul caso Zarate! “Aggredito da Lotito e osteggiato da Tare”

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zarate

 

 

Dichiarazioni pesanti per una rottura definitiva

Di Michele De Angelis

 

 

Questa volta il procuratore di Zarate ha gettato via ogni filtro, lasciando fuoriuscire tutto quello che fino ad ora era rimasto dentro. Non si tratta solo di commenti ma di vere e proprie accuse.

Vi riportiamo di seguito le parole dell’agente dell’argentino perduto.

Siamo prigionieri di Lotito, la rottura è insanabile, non capiamo cosa abbia fatto Mauro per meritare tutto questo. Abbiamo a che fare con un presidente prepotente, che si è reso protagonista di minacce e gesti poco simpatici. Se lui gira con tre poliziotti, io dovrei girare con l’esercito: io sono stato aggredito anche fisicamente, una volta in Qatar mi ha anche stretto le mani al collo. Causa extrasportiva? Purtroppo si rischia di fare il male di Mauro. Io non so se sono in grado di difendere Zarate come merita”.

Lite tra Tare e Zarate”– Le rivelazioni sono gravi. Si parla anche di minacce, di aggressioni fisiche. Ruzzi non si tiene più,  vuole vuotare il sacco: “Lotito? La Lazio è lui: non c’è passato e non c’è futuro, c’è solo lui. Il presidente ha speso 20 milioni, poi non ha più parlato di Mauro. Quando Zarate arrivò a Roma non c’era un direttore sportivo –ribadisce Ruzzi a Sportitalia durante la trasmissione “CalcioMercato”-, quindi la trattativa in Qatar la feci praticamente io. Il primo anno Mauro fece benissimo, ma una volta che arrivò Tare (dicembre 2008 ndr) di cui, però, Lotito non si fidava, tanto che chiamava Sabatini per alcuni consulti e mi diceva che aveva assunto Tare solo perché parlava cinque lingue, allora cominciarono i problemi. Ci fu anche uno screzio tra Tare e Zarate durante un Lazio-Juventus. L’attuale ds ha sempre avuto un’antipatia per Zarate, perché non l’aveva portato lui e perché voleva ingraziarsi Lotito. Quando andammo in Qatar per trattare il riscatto, Tare sparlava di Mauro, anche della sua vita privata. Pensate che, nel dicembre del 2009, mi tenne due ore al telefono per lamentarsi del fatto che Zarate sarebbe tornato il giorno 28 dalle vacanze, quando poi gli altri argentini invece sarebbero tornati il 30. Poi arrivarono, guarda caso, le dichiarazioni al vetriolo di Ballardini che accusava Zarate di scarso impegno ecc”.

Mancata cessione dell’argentino – Si parla poi della mancata cessione alla Dinamo Kiev. Si era parlato di un problema di clausola rescissoria ma il suo entourage non aveva mai confermato: “Io ho girato tutta l’Inghilterra, nessuno voleva prendere Zarate per 10 milioni. A Roma, poi, Tare ha la sua task force al seguito, c’è una radio romana dove due conduttori infangano sempre e comunque Zarate e io li chiamo Igli e Tare (ride ndr). Tornando al capitolo Dinamo Kiev. Io andai a parlare con il presidente della Dinamo a Montecarlo e in dieci minuti c’eravamo messi d’accordo su tutto. Gli ho spiegato anche perché Maurito aveva voglia di andare a Kiev, perché lui ama le sfide e ha interesse a rimettersi in gioco. Solo che la Dinamo voleva dare alla Lazio un altro giocatore, Marco Ruben, e qualche soldo, ma la soluzione non piaceva a Tare e quindi fine del discorso. Questo il 22 gennaio. Poi il 29 gennaio, dopo la partita con la Juventus di Coppa Italia, Lotito parla in quel modo e allora pensavo fosse tutto fatto e invece no. Si è parlato di clausole, ma non era vero nulla. E’ stato buttato solo fango su di noi. Il fratello di Mauro ha detto che è stato lui a rifiutare la Dinamo? Si è sbagliato. Anche il Genoa lo voleva, anche in prestito. Purtroppo trattare con Lotito sapete com’è”. Zarate è fuori rosa, si allena in orari diversi rispetto alla squadra, una situazione inaccetabile. Ha chiesto il reintegro, ma tutto nacque a metà dicembre quando l’argentino non rispose alla convocazione per il match con l’Inter: “La verità è che solo alla Lazio possono succedere queste cose. Se la squadra si allena la mattina, allora lui si allena il pomeriggio, sennò il contrario. Se la Lazio fa doppia seduta, allora lui si allena alle 13 e si cambia nello spogliatoio degli avversari che vengono a giocare contro la Primavera. Si allenano a parte lui, Diakité, Cavanda, Foggia e Barreto. Nessuno interviene, Tommasi mi aveva promesso di fermare addirittura il campionato e invece nulla. In Argentina si chiedono che fine abbia fatto Zarate. Noi vogliamo andare via, rinunceremmo a tutti i soldi. Pensate che questa estate sono stato per tutta la durata del ritiro ad Auronzo di Cadore a disposizione della Lazio e nessuno mi ha contattato. Abbiamo chiesto di spalmare l’ingaggio, abbiamo provato a venire incontro alla Lazio in tutti modi, ma non c’è stata mai risposta positiva. Lotito vuole vincere e stravincere. Come si comportano i compagni? Non posso parlare dei giocatori, perché altrimenti perderei Maurito. Lo specchio dello spogliatoio della Lazio, però, si vede nella partita con il Genoa, quando Matuzalem entra in quel modo su Brocchi e la reazione dei compagni non è stata quella degli juventini quando Cambiasso ha fatto fallo su Giovinco. Questo è lo specchio della gestione Lazio”.

Viaggio galeotto – Ruzzi ha scatenato la sua offensiva, è una furia. Zarate vuole la rescissione, la battaglia è iniziata. La Lazio per ora non risponde, Lotito –invitato a intervenire in diretta dalla redazione di Sportitalia- preferisce non scendere in campo e rimanda la sua replica, intanto Ruzzi glissa su possibili mancanze di Maurito: “Errori del mio assistito? Sì ne ha fatti, parliamo di un ragazzo di 25 anni e quindi sono errori di gioventù. Nessuno gli può contestare la professionalità. Forse il suo sbaglio fu quello di andare in Curva Nord (in occasione di Lazio-Bari del 2010 ndr). Maurito era innamorato della Lazio, anche perché il sogno di ogni ragazzo argentino è quello di giocare in Europa e lì la Lazio è tra le 10 squadre europee più amate e seguite. Ma questo Lotito e Tare non lo sanno”. Una condizione, quella del fuori rosa, che Zarate vuole denunciare. Ruzzi legge una lettera scritta direttamente da Mauro e indirizzata alla Lazio. In questa si elencano tutte le mancanze del club biancoceleste, causa anche di malattie diagnosticate da dermatologi e neuropsichiatri. Zarate, infatti, a causa di questa condizione di emarginazione non solo è rimasto vittima di una patologia della pelle (la Vitiligine volgare), ma anche di una forma di depressione. Ruzzi legge i certificati medici in diretta, è furioso. Il viaggio alle Maldive ha la sua origine qui: “Noi abbiamo spedito questa lettera alla Lazio che non ha mai risposto (e quindi non ha mai autorizzato il viaggio ndr). Io, poi, informai Lotito personalmente incontrandolo al ristorante, Mauro aveva bisogno di staccare, non poteva andare in Argentina e poteva rimanere in Italia. Doveva andare in un posto lontano”. 

L’intreccio di questa storia è sempre più fitto e denso di sfumature agghiaccianti. Tra zone d’ombra e colpi di scena il giallo continua…

Punto Lazio: Piove sul bagnato all’Olimpico, adesso basta!

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floccari

 

 

In Campionato i biancocelesti non giocano più

Di Michele De Angelis

Nonostante la carenza di punti delle ultime giornate, i biancoazzurri avevano l’occasione di rimanere incollati al terzo posto e avvicinare il Napoli. Nienta da fare, il team capitolino è tornato nella dimensione italiana e si è lasciato sopraffare dai viola senza opporre resistenza alcuna.

Mancanza di idee, di volontà e di convinzione, che trasformano una gara casalinga in una lenta agonia. La Fiorentina si ritrova in vantaggio senza neanche accorgersene, non trovando poi alcuna difficoltà nel gestire il risultato, senza rischiare mai nulla.

La trasferta di Torino non potrà certo essere affrontata con lo stesso piglio.

Luci: Nei primi minuti i biancocelesti sembravano poter controllare la situazione per arrivare ad ottenere almeno un punto. Dopo lo svantaggio invece tutte le speranza sono state sommerse dal diluvio che si è abbattuto sopra la capitale. Bene Cana nella ormai consueta posizione di centrale difensivo. Onazi conferma le sensazioni positive dello scorso giovedì e crea rammarico per non essere stato messo subito in campo,

Ombre: La squadra delude sotto ogni profilo, corre poco e male, manca di lucidità e fantasia. Non si riesce mai ad aggredire lo spazio e a verticalizzare il gioco. Una fatica enorme per arrivare al tiro. Incredibile il primo gol subìto con un’azione da calcetto. Ederson non si conferma. Ledesma non azzecca un passaggio. Floccari impalpabile.

Quello che verrà: Con questa Lazio non si può dare mai nulla per scontato, giovedì bisognerà quindi scendere comunque in campo con un minimo di concentrazione per archiviare gli ottavi di finale europei. Domenica si affronterà invece il Toro e serviranno a tutti i costi i tre punti poter continuare a sognare l’Europa maggiore e per non rischiare di venire risucchiati verso il basso. Il rientro di Mauri e l’avvicinarsi di quello del bomber tedesco sono gli elementi di maggiore speranza per il futuro.

Punto Lazio: Due lampi illuminano il terzo posto

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Vittoria fondamentale dei biancocelesti in ottica Champions

 Di Michele De Angelis

 

Dopo più di un mese di digiuno i biancoazzurri tornano a vincere in campionato. I padroni di casa hanno spesso sofferto i match con le squadre più piccole ed è quindi stata importante la vittoria ottenuta contro i pescaresi.

La compagine biancoceleste è scesa in campo determinata e armata di grande pazienza, così dopo un po’ di giro palla sono bastate due staffilate dalla distanza. Due colpi che non hanno lasciato scampo agli ospiti. Nella violenza con la quale il pallone è stato scaraventato in porta c’è tutta la rabbia accumulata dai giocatori laziali in questo mese di grande difficoltà.

Il terzo posto è ancora una questione di pochi punti e ora i Petkoboys sono attesi dallo scontro diretto con quel Milan che ha un Balotelli in più.

Luci: La calma con la quale i padroni di casa hanno atteso il momento giusto per colpire è un segno assai positivo. Da apprezzare anche la crescita fisica che c’è stata nella seconda frazione di gioco, sintomo di buona salute. Splendono le gemme di Radu e Lulic. Difesa solida e ordinata. Lasciano ben sperare i minuti disputati da Onazi, maturato.

Ombre: Nel primo tempo si fatica a trovare il ritmo, il team romano sembra preferir far spendere subito ai propri avversari le poche energie. Floccari spaesato non entra mai in partita e fallisce delle buone occasioni.

Quello che verrà: Questa settimana niente Europa, perfetto per poter preparare la partita contro quel Milan che, inevitabilmente, avrà già un la testa un po’ a Barcellona. Sarà fondamentale non perdere ma, conoscendo il mister biancoceleste, la Lazio proverà anche a portare a casa il bottino pieno. Ederson è ormai rientrato in gruppo, difficile invece che Mauri possa scendere in campo. Aspettando Miro…

Punto Lazio: Grande prova ma quanta rabbia

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lulic

Un pareggio che lascia l’amaro in bocca

Di Michele De Angelis

Un primo tempo quasi perfetto, è quello disputato dai biancocelesti contro la formazione più in forma del campionato. Ritmo, pressing alto e una manovra fluida, questi gli elementi vincenti che hanno messo in grosso imbarazzo la squadra partenopea.

Tante le occasioni create dai padroni di casa ma solo una quella concretizzata.

Una serata che poteva regalare l’ennesima impresa da Olimpico e che invece, proprio nel finale, è stata fortemente ridimensionata.

Grazie al pareggio del Milan non ci sono state conseguenze troppo pesanti anche se la vittoria dell’altra milanese fa avvertire ancora di più il fiato sul collo al team romano.

Qualche giorno di riposo e si volerà in Germania per riprendere il cammino europeo. L’avversario di turno è alla portata, il momento del rilancio deve essere immediato.

Questa grande prestazione deve dare sicurezza e carica ai Petkoboys.

Luci: Finalmente è tornato il bel gioco, con sovrapposizioni a ripetizione da parte dei terzini e continui inserimenti dei puntelli offensivi. I padroni di casa riescono a tenere alta la propria linea per quasi tutto il match. Le occasioni fioccano e la mira viene spesso sbagliata per pochi centimetri. Bene Biava e Konko, buona prova di Radu. Floccari ha ‘rischiato’ di disputare la sua migliore partita.

Ombre: Manca la precisione, non si trova più quel cinismo che aveva caratterizzato parte della stagione in corso. La linea mediana offre tanta corsa ma pecca di concretezza. Incredibile l’infortunio di Mauri, quasi quanto l’errore di Lulic nella ripartenza che precede il pareggio partenopeo. Candreva perde lucidità nel finale.

Quello che verrà: Bisogna tornare a vincere, ora che il gioco è tornato occorrono i punti. L’Europa potrebbe servire proprio a questo, visto che alcuni giocatori stanno ritrovando la forma migliore. Intanto sembra tutto fatto per Felipe Anderson.

Il mondo del calcio piange un grande uomo

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garrone

Scomparso il presidente dei sogni blucerchiati

di Michele De Angelis

Lutto nel mondo del calcio, si è spento all’età di 76 anni il presidente della Sampdoria, Riccardo Garrone. L’imprenditore, malato da tempo, era nato il 23 gennaio 1936 a Genova. Dal maggio 2011 aveva affidato le sorti della società blucerchiata al figlio Edoardo, nominandolo vice-presidente vicario. Garrone, presidente onorario della Erg, aveva acquistato la Samp nel 2002, riportandola subito dalla Serie B alla Serie A.

Riccardo Garrone aveva prelevato il club da Enrico Mantovani. L’imprenditore, che fra un paio di giorni avrebbe compiuto il suo 77°compleanno. Dal gennaio del 2005 ricopre la carica di presidente della Fondazione Garrone che promuove le attività culturali e scientifiche. E’ stato anche presidente del Banco San Giorgio. Ha ricoperto cariche pure in Confindustria. Nel 1993 è stato nominato Cavaliere del lavoro.

Fu proprio Garrone a portare a Marassi Antonio Cassano nell’agosto 2007, diventato poi idolo dei tifosi. Il rapporto si deteriorò nel 2010 a causa di una lite nello spogliatoio ma col tempo lo strappo venne ricucito definitivamente.

Di seguito vi riportiamo i vari comunicati di cordoglio.

CASSANO: “TI VORRO’ BENE PER SEMPRE”
“Un dolore straziante, oggi è uno dei giorni più brutti e tristi della mia vita. Rimarrai per sempre nel mio cuore e ti vorrò bene per sempre”. Antonio Cassano ha voluto ricordare così, con poche e semplici parole, Riccardo Garrone, presidente della Sampdoria con il quale è stato protagonista di gesti di amore e odio, scomparso all’età di 76 anni.

MAROTTA: “GARRONE FONDAMENTALE PER CASSANO”
“Fu indispensabile nella gestione di Cassano, Garrone era una persona saggia e ricca di valori”. L’amministratore delegato della Juventus Beppe Marotta ricorda così il presidente della Sampdoria Riccardo Garrone morto lunedì sera. “Era un imprenditore di successo e per me un punto di riferimento, lo ricorderò sempre. Se sono alla Juventus lo devo anche a lui”. Marotta fu il primo direttore sportivo della Samp di Garrone: “Anche se negli ultimi mesi non ci sentivamo spesso, ho perso un punto di riferimento e lo rimpiangerò sempre”.

IACHINI: “FELICE DI AVERGLI DATO LA A”
E’ commosso Beppe Iachini, ex allenatore blucerchiato, autore del ritorno in serie A della Sampdoria. “Ho un grande ricordo del presidente – ha detto Iachini – è stato una persona e un presidente straordinario. E sono felice di avergli dato la soddisfazione di rivedere la Samp in serie A, lì dove voleva che fosse”. Ricorda, Iachini, che pochi giorni dopo il suo arrivo a Bogliasco, con una Sampdoria in serie B e malconcia, “Riccardo Garrone venne al campo di allenamento e mi disse ‘Mister, siamo nelle tue mani’. I primi cinque mesi furono durissimi ma lui era sempre con noi, sempre al campo. Poi ce l’abbiamo fatta: e ricordo le sue parole durante la cena della promozione. Era commosso e sono commosso anche io”.

BUFFON: “LO STIMAVO SENZA CONOSCERLO”
“Il calcio purtroppo perde una figura positiva, realmente uno dei pochi personaggi del panorama calcistico che stimavo, pur non conoscendolo”. Gigi Buffon ricorda così Riccardo Garrone, presidente della Sampdoria, scomparso questa sera. “Era molto simile a Mantovani per educazione e correttezza – scrive il portiere della Juventus sul suo profilo Facebook -, il vero aristocratico nel senso nobile della parola. Alla sua famiglia vanno le mie più sincere condoglianze”.

FLACHI: “MI PERDONO’ CON UN ABBRACCIO”
Anche l’ex attaccante della Samp, Francesco Flachi, ha espresso a ‘Radio Sportiva’ il suo cordoglio per la morte del presidente Garrone: “Il calcio italiano perde un grande uomo, trasparente, leale, e semplice. Per noi è stato un padre di famiglia. Era una gran bella persona, che ci mancherà. Non amava apparire proprio per la sua semplicità; aveva però dei grandi valori, e difficilmente sbagliava una parola detta. Racconto un aneddoto: dopo il mio problema a Genova, per due anni non si fece sentire, come una punizione da padre in figlio. Poi, passato del tempo, mi tornò ad abbracciare, come a farmi capire che io avevo sbagliato ma che mi perdonava. Lui e Mantovani hanno fatto la storia della Sampdoria”.

IL SINDACO DI GENOVA: “AVEVA GRANDE VOGLIA DI FARE”
“Ho avuto, da sindaco, il piacere di conoscere Riccardo Garrone di cui ho potuto apprezzare la grande disponibilità a collaborare al bene della città, la cortesia e la voglia di fare con inventiva e senza pregiudizi”. Così il sindaco di Genova Marco Doria ricorda Riccardo Garrone. “Ha guidato una grande impresa familiare che ha rivestito e riveste una rilevante importanza nella storia e nella realtà di Genova. Ha contribuito alla vita sportiva della città e, anche attraverso la Fondazione Garrone, alla promozione della cultura. Esprimo il cordoglio della Civica Amministrazione e mio personale unendomi al dolore dei familiari”.