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PSG: furia Leonardo

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Aria pesante quella che si respira in casa del Paris Saint Germain dopo la sosta natalizia.

Alla ripresa degli allenamenti, previsti a Doha, in Quatar, i sudamericani Pastore, Lavezzi e Lugano si sono presentati con un giorno di ritardo senza aver chiesto il permesso alla società.

La questione ha fatto infuriare il Direttore Sportivo Leonardo, il quale non si aspettava questo tipo di comportamento proprio dai tre campioni: “Lugano, Pastore e Lavezzi sono arrivati con un giorno di ritardo e, ovviamente, non siamo felici per nulla di questo. Non è giusto, perchè non era previsto così, adesso vedremo cosa fare. Nenè era l’unico che aveva il permesso di arrivare il 30 dicembre, ma non di certo loro 3:ancora non li ho visti, ma hanno sbagliato stavolta”. 

Il brasiliano risponde, ironicamente, alla domanda su un’eventuale multa :”Punirli? Vediamo cosa potremo fare adesso. Siamo in Francia del resto, non è facile applicare sanzioni, purtroppo”.

Lasciatosi alle spalle un 2012 pieno di polemiche, il nuovo anno non inizia nel migliore dei modi per l’ex allenatore di Milan ed Inter.

Redazione Social Football

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El Shaarawy, Destro, Insigne e (Tachtsidis..) vs. Ibra, Lavezzi, Thiago Silva (e De Rossi..) Crisi o opportunità? L’editoriale dell’Ispirato di Goal di Notte

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di Luca Labricciosa

Ormai per tutti, ma solo da quando si sono finalmente palesate sole tre squadre che partecipano alla Champions League, il nostro calcio gravita in una crisi nera senza alcuna vi d’uscita.
Sono invece moltissimi anni che nel Belpaese si gioca un calcio deficitario e che, in virtù di ciò, non facciamo che prendere schiaffoni in Europa che ci hanno portati ad essere fuori dalla ristretta cerchia dei primi tre campionati del vecchio continente.
Quella che per tutti è crisi, per noi deve configurarsi come opportunità di rinascita: Galliani, adesso, non fa che ricordare che la cessione di Ibraimovic ha spalancato la fiducia alla crescita di El Shaarawy; alla Roma è iniziata la “rivoluzione culturale”, basata su allenatori che diano fiducia e facciano crescere giovani come Lamela e Destro; a Napoli si lascia andar via el Pocho sostituendolo con Insigne e magari si preferisce Edù Vargas al Lucarelli di turno.
Sicuramente non avere più i soldi per strappare ai maggiori campionati i loro assi più affermati non ci rende più forti, ma il mercato è globale e di ragazzi bravi ne è pieno il mondo, basta saper insegnare e sviluppare un gioco che riesca a sfruttarne al meglio le qualità tecniche ed atletiche, saperli aspettare senza massacrarli (Guidolin docet, i giovani non vanno aspettati solo ad inizio e fine stagione..), senza qualche “vecchio” che dalla panchina metta pressione su di loro.
Il risultato è che erano anni che non vedevamo un tale fermento di giovani attaccanti per la nostra nazionale, che non c’era un travaso così consistente e immediato tra Under 21 e Nazionale A (anche avere Prandelli in panchina al posto dell’ultimo Lippi e Trapattoni aiuta..).
Destro ormai era già una mezza sòla, incompatibile con Totti e Osvaldo, destinato a vivere all’ombra del campionissimo Lamela (che era a sua volta una pippa pagata troppo fino a due mesi prima) e invece il boemo non la pensava così..
Continua a non pensarla così neanche su Tachtsidis.
Per la prima volta contro il Siena ne ho intravisto anch’io le qualità: per dirla come Michele Plastino, passa tutto per i suoi piedi, perlomeno nel primo tempo, anche se la Roma vince senza di lui in campo, come del resto lo stesso De Rossi, quindi i due registi sono entrambi inutili o addirittura nocivi ai giallorossi?
Se rimanessimo all’interno di un gretto opinionismo all’italiana e analizzassimo i capitolini solo in virtù degli ultimi tre risultati potremmo dire di sì.. ma se invece teniamo conto che forse tra Pescara e Torino zemanlandia ha sciorinato le sue prestazioni più deficitarie incamerando però sei punti e che ciò nel nostro calcio avviene spesso nel breve periodo, inficiando tuttavia analisi di lungo periodo..
Che cavolo sto dicendo?
Il maestro italico (Sacchi) diceva: “Vittorie che confondono e sconfitte che chiariscono”.
Zeman è stato giustamente critico (per la prima volta) dopo la prestazione di Pescara perché sa che quel tipo di vittoria non deve per l’appunto “confondere”, sa che si può non prendere per due partite di fila e rendersi che può corrispondere più ad una contingenza che ad una effettiva crescita della squadra, il boemo si rende ben conto che bisogna saper ripartire da questi per ricostruire la convinzioni di poterli continuare a fare con altre prestazioni e probabilmente con uno (o tutti e due) tra Tachtsidis e De Rossi in campo.
Sembrano non fare eccessivamente notizia le clamorose sviste arbitrali della domenica: una Lazio bellissima contro l’Udinese sembra aver avuto molta fortuna arbitrale contro il Parma, forse un fallo da rigore su Gonzalo in Fiore-Samp e chissà quant’altro..
Il fatto grave, a nostro avviso, è invece il gol di El Shaarawy che ha la stessa inconcepibilità di quello di Klose alla Fiorentina quando militava con la maglia del Bayern Monaco..
Siamo sempre molto indulgenti con gli occhi umani (bisogna aumentare, non il numero di arbitri e assistenti), lo siamo meno quando un giocatore contende un pallone all’ultimo difensore avversario e lo tocca mandandolo in avanti ad un proprio compagno che quindi è più avanti di lui e quindi matematicamente più avanti rispetto al difensore avversario.
Mettiamola così: difficilmente al Catania capiterà di segnare contro Milan e Juve i gol incassati da loro..

Lavezzi – PSG: presentazione ufficiale

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di Marco Mottini

Dopo il tira e molla che ha riempito negli ultimi mesi le prime pagine dei giornali, finalmente pochi giorni fa è arrivata l’ufficialità: il Pocho Lavezzi vestirà nella prossima stagione la casacca del Paris Saint-Germain.

Ai francesi il talento argentino, al club di De Laurentiis una cifra, compresi i bonus, che si aggira intorno ai 30 milioni di euro.

Tra i tifosi partenopei ormai in molti si erano rassegnati all’addio quasi certo del loro beniamino, negli ultimi mesi troppe voci davano per fatto l’accordo con il club parigino. Eppure, come è anche normale che sia, qualcuno tutt’ora non accetta questa perdita, additando il Pocho come traditore.

Lunedì c’è stata la presentazione ufficiale davanti la stampa transalpina; non sono mancate le parole di affetto verso il Napoli e la Serie A, ricordando a tutti che questa scelta è stata fatta solo per un motivo di crescita personale e non per soldi, arrivando in un club che punta, nel giro di pochi anni, a diventare uno tra i più importanti d’Europa.

Un Lavezzi tranquillo quello che si è visto di fronte ai microfoni, che conferma di non essersi mai preoccupato per la non riuscita del trasferimento; anzi, ammette che queste ultime tre settimane le ha usate per riposarsi in vacanza, distaccandosi da tutto e da qualunque notizia potesse uscire dai media, ‘sapevo che era una cosa molto solida, e che si sarebbe concretizzata‘.

Per un arrivo in una nuova piazza, naturalmente c’è un addio che si concretizza. Lavezzi sembra non voler tagliare quel cordone che lo lega con la città di Napoli, e lo conferma scrivendo una lettera su internet proprio per il popolo napoletano: ‘Sono stati cinque anni davvero unici, indimenticabili. Cinque anni che mi hanno segnato con il fuoco per tutta la vita’ , ‘Quando nel luglio 2007 hanno confermato il mio trasferimento a Napoli, sapevo che la sfida sarebbe stata dura e affascinante. Stavo arrivando nella città, nella squadra, dove Diego Armando Maradona ha lasciato un’impronta indelebile che vivrà per sempre…sentivo una responsabilità enorme’ ‘E’ stato sufficiente cominciare la mia esperienza napoletana per sentire l’amore e il calore da parte di tutti voi e per capire che sarebbe stato qualcosa di pazzesco, qualcosa di incredibile’. 

E’ un Lavezzi più maturo, che sa di essere arrivato al punto in cui bisogna fare il salto di qualità, ma che lascia un piccolo spiraglio aperto. ‘Nel calcio, come nella vita, non sai mai il destino cosa ti riserverà. La porta di un possibile ritorno resterà per me sempre aperta e, se non come calciatore, tornerò di nuovo per ricordare tanti momenti di felicità e gioia. Per sempre gracias’.

Conclude così il Pocho, si concludono così cinque anni di passione per quella maglia e quel tifo che, forse, solo Napoli sa dare. Cinque lunghe stagioni, in cui Lavezzi ha dato tutto per il Napoli e viceversa il club ha fatto il possibile per far crescere il proprio talento, concludendo questa storia d’amore come meglio non si poteva, con la conquista della Coppa Italia nel Maggio scorso.

Ora le strade si sono divise, ma, chissà, forse tra i tifosi qualcuno già starà facendo il conto alla rovescia aspettando che si rincontrino.