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Secondo posto, Cavani – Balotelli sfida a distanza

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di Marco Marini

Cavani e Balotelli, due talenti indiscussi. Il primo è più pacato, il secondo decisamente più esuberante. Sia l’attaccante uruguaiano che l’ex del Manchester City sono un punto di riferimento per le squadre in cui giocano. Da loro i propri tifosi, rispettivamente napoletani e milanisti, si aspettano tanto. Pure giustamente. D’altronde quando sono in campo si vede la differenza. E come se si nota. Le reti siglate domenica scorsa sono soltanto le ultime di una lunga serie. Entrambi ricoprono un ruolo da leader all’interno del gruppo. Sono giocatori che possiedono delle qualità in più rispetto agli altri compagni. Oltre ad avere un tasso tecnico eccezionale, sono in grado di prendere per mano la propria squadra nei momenti di difficoltà. Proprio da loro ci si aspetta quel qualcosa in più che a fine stagione può voler dire tanto, ovvero secondo posto. Il che significa accesso diretto alla fase a gironi di Champions League, un traguardo importante per tutte e due le formazioni. Per il Napoli sarebbe il coronamento di un campionato molto bello, Europa League a parte. Per il Milan potrebbe essere la svolta di una stagione iniziata decisamente male. Dal terzultimo posto i rossoneri adesso si ritrovano a lottare per la seconda piazza.

La svolta per i rossoneri è arrivata da Gennaio in poi. In pratica ha coinciso con l’arrivo di Supermario alla corte di Allegri. Giunto nel mercato di riparazione nonostante le numerose smentite da parte della società, sta trascinando la squadra sia con le reti che con la personalità che lo contraddistingue. A volte in positivo, altre in negativo come accaduto anche durante la permanenza al Manchester City. Che abbia un carattere difficile è vero, che possa essere considerato un bambino viziato anche, ma è altrettanto vero che dal suo arrivo a Milano sembra migliorato sotto l’aspetto caratteriale. Probabilmente, giocando con la squadra del suo cuore, sente una responsabilità maggiore grazie alla quale è riuscito a crescere ancora. Sette reti in sei presenze sono una prova sia della sua forza che di un rendimento costante che dimostra quanto stia maturando.

Chi questo passo invece lo ha già fatto è Cavani. Dalla stagione 2010-11, ovvero dal passaggio dal Palermo al Napoli, il Matador è cresciuto talmente tanto da diventare insostituibile, il perno di cui la squadra partenopea non può fare a meno. Le 95 reti in 130 partite con la maglia azzurra sono un chiaro segnale di questa crescita. L’accostamento con Maradona da parte dei tifosi napoletani, per quanto sia forse esagerato, dimostra quanto sia diventato importante per questa città e per questa squadra. Un Napoli che cambia radicalmente aspetto a seconda delle sue prestazioni. Sarà una coincidenza ma il calo della formazione è coinciso con il periodo nero dell’uruguaiano. Dal 27 Gennaio scorso ad oggi  Cavani è riuscito a trovare la via del gol solamente domenica scorsa. In questo arco di tempo, infatti, il Napoli è stato eliminato dall’Europa League ed in campionato non ha brillato come ci aveva abituato precedentemente. Le tre vittorie ottenute su sette partite denotano che, nei momenti in cui l’attaccante uruguaiano ha dei cali fisici, senza alcun dubbio fisiologici, il Napoli non rende al massimo. Non a caso la vittoria contro l’Atalanta di domenica scorsa porta la firma di Cavani sia per il gol siglato sia per aver trascinato la squadra al successo.

Il secondo posto non dipenderà solamente da Balotelli e Cavani ma sicuramente loro reciteranno un ruolo molto importante. A Maggio vedremo chi sarà stato più decisivo.

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Punto Napoli: lo scudetto è andato, l’Europa quasi

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di Carmine Guarino

SOCCER: SERIE A; CHIEVO-NAPOLI
Punto Napoli: lo scudetto è andato, l’Europa quasi
A Napoli, si sa, sono scaramantici. Dopo oggi, di motivi per esserlo ne avranno ancora di più. Mazzarri nella classica conferenza stampa della vigilia aveva detto tante cose. Le più importanti erano state nell’ordine: “Non siamo in crisi, la mia media punti al Napoli è da record”, “Cavani non è assolutamente in un momento no, quello che fa per la squadra è fondamentale”. Morale della favola: il Napoli va a Verona e perde 2-0, malamente. Il Matador, ancora una volta a secco, sbaglia anche un rigore. E intanto la Juve, a più nove, comincia a ricucire il tricolore sulle magliette.
LA PARTITA – Il Napoli va a Veorna per provare a sfatare un tabù. Contro i mussi volanti, gli azzurri hanno sempre fatto fatica e nelle ultime due trasferte sono tornati a casa con zero punti. Mazzarri si affida al classico 3-4-1-2 e manda in campo Insigne al fianco di Cavani. Il problema è che i partenopei restano nello spogliatoio. La partita è praticamente un assolo del Chievo. Al 12′ Dramè porta in vantaggio i suoi con un tiro secco dalla distanza che sorprende un colpevole De Sanctis. Il Napoli tenta la reazione ma è disordinato e per niente incisivo. Al 40′ il Chievo raddoppia. Thereau controlla alla perfezione e calcia in porta. Il numero uno azzurro è ancora una volta rivedibile e non può che guardare il pallone finire in rete. Nel secondo tempo, Mazzarri schiera i suoi a quattro in difesa e manda in campo anche Pandev per aumentare la spinta offensiva. Tutto inutile: il Chievo difende la propria aria con tenacia ed attenzione. L’unica occasione capita sui piedi di Cavani, con un rigore procurato dallo stesso Matador. Ma non è giornata: Puggioni si tuffa e respinge. Per il Chievo è game, set and match.
LUCI – Oggi, purtroppo per Mazzarri e i suoi, non c’è davvero nessun motivo per sorridere. Sul Bentegodi solo nubi nere. O meglio bianco nere.
OMBRE – De Sanctis, Cavani, Mazzarri e tutto il resto della truppa. L’estremo difensore azzurro è davvero inguardabile. Il Napoli prende due gol e lui ha tante colpe su entrambi. Il Matador ha cantato e portato la croce per più di metà campionato. Ora il calo è fisiologico e, per carità il giocatore, non si discute. Farlo riposare, però, non potrebbe essere una cattiva idea. Mazzarri ha una sola colpa: nessuno sa cosa vuole fare. A fine anno resta, va via, va al Real Madrid o va ad allenare i pokemon. Libero di fare ciò che vuole ma lo dica: l’incertezza non aiuta uno spogliatoio.
QUELLO CHE VERRA’ – Il campionato ormai sembra deciso. Nove punti, anzi dieci dato che gli scontri diretti sorridono alla Juve, sono davvero tanti da recuperare. Molto più saggio guardare alle spalle, con un Milan che arriva di gran carriera. La sensazione è che ora al San Paolo si rischia di restare anche fuori dall’Europa che conta. Se non si vuole perdere l’accesso diretto alla Champions, non si può più sbagliare. A cominciare dal match di domenica con l’Atalanta.

Punto Napoli: la partita scudetto finisce 1-1 ‘per la Juve’

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di Carmine Guarino

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Doveva essere una serata di grande calcio e, invece, come spesso accade i big match deludono. Per carità le occasioni ci sono pure, e per entrambe le squadre, ma il bel calcio è tutt’altra cosa. La Juve domina in lungo e il largo il primo tempo. Ma poi Inler tira da quasi trenta minuti e trova l’angolino. Che sport beffardo il calcio. Il risultato resta quello fino al novantesimo. Per la Juve un ottimo punto che vale doppio, dato che gli scontri diretti ora sono a vantaggio della vecchia  Signora. Per il Napoli un risultato che lascia un pò di amaro in bocca, perchè c’è la senazione che bisognava ottenere di più.
La partita – Passano otto secondi ed il Napoli è già pericoloso con il duo Hamsik Pandev. E’ fuoco di paglia, però. La Juve sale in cattedra e il Napoli scompare. Chiellini, al rientro, porta in vantaggio i suoi con una gran zuccata su assist pregevole di Pirlo. Vucinic sbaglia un gol clamoroso e altri due meno semplici. Così quando Bonucci devia in rete il tiro di un Inler, fino a quel momento inguardabile, il San Paolo non ci crede. Ma esplode, perchè è tutto vero. E si va a riposo sull’uno a uno. Nel riprese le squadre si allungano. Tanta battaglia ma contenuti tecnici modesti. Il Napoli è molto più pericoloso del primo tempo e prende campo alla Juve. Si fa fatica a creare occasione chiare, però. E quindi si tenta la fortuna col tiro da lontano ma Buffon e De Sanctis sono sempre attenti. Il match scudetto finisce 1-1. Molto meglio per la Juve che per il Napoli.
Luci – Dopo una partenza in cui il Napoli è in totale balia della Juventus, la reazione del secondo tempo è ottima. Purtroppo per Mazzarri c’è poco altro da salvare. Fra i singoli bene Behrami che almeno ci mette tanta corsa e impegno.
Ombre – in questa sera dal sapore di scudetto sono tante. Più che ombre si registra un grigiore totale: tutte le prestazioni livellate verso il basso. Molto male Cavani che rischia di andare a fare la doccia prima, per una gomitata a Chiellini. E che per la sesta volta consecutiva non trova il gol. Il Napoli ha bisogno di lui.
Quello che verrà – Dopo stasera se i partenopei vogliono ancora competere per il tricolore non possono più sbagliare. La Juve in settimana gioca col Celtic e potrebbe essere la buona occasione per provare a recuperare qualche punticino. Quindi contro il Chievo vietato sbagliare.

Punto Napoli: gol, questo sconosciuto…in un lunedì elettorale

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Punto Napoli: gol, quello sconosciuto…in un lunedì elettorale
di Carmine Guarino

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In tempo di dimissioni papali, per motivi a noi poveri ‘stolti’ ancora sconosciuti, (ma questa è un’altra storia) a Roma si registrano visite record e persone da ogni angolo del Mondo. Il Napoli, però, sta rischiando di fare la fine di quello che arriva nella Capitale e non vede il Papa, come recita un famoso detto. O, per restare nell’attualità strettissima, sta rischiando di finire come Bersani che col cavolo che lo smacchia ‘sto’ giaguaro. Per informazioni chiedere ad un certo Beppe Grillo, ex comico e ora Masaniello genovese. Ecco: il giaguaro degli azzurri è lo scudetto e il ‘grillone’ della Serie A è la Juventus. L’impressione era che questo fosse l’anno giusto per il tricolore, date le soste inaspettate della Signora e le ottime prestazioni fornite finora dalla banda Mazzarri. Qualcosa, però, si è inceppato: altro 0-0, in quel di Udine, un gol nelle ultime cinque partite e meno sei dalla Juventus. Per dirla alla Stramaccioni “male, male, male”.

La partita – Il Napoli si presenta con Mesto e l’ex fischiatissimo Armero sulle fasce e con Insigne a fare compagnia a Cavani lì davanti. Per il resto formazione classica. L’Udinese, però, è bella gagliarda. Pensa poco a costruire e in difesa concede zero. Le occasioni latitano e il clima si scalda solo per un buon intervento di Padelli su Hamsik e per un rigore reclamato da Cavani, che poteva starci. Nella ripresa il copione non cambia: Napoli che prova a fare male, senza riuscirci, e Udinese che si difende con ordine e calma. Ancora una volta il più pericoloso è ‘Marekiaro’ che, però, dopo una bella azione calcia al lato. Poco dopo Armero reclama un rigore, dubbio, ma Damato lascia proseguire. Mazzarri tenta il tutto per tutto inserendo Pandev per Inler ma il risultato non si muove dallo 0-0.

Luci – Forse la difesa. Di sicuro niente altro. L’Udinese non si rende mai pericolosa, soprattutto per suo demerito. Le poche folate offensive dei friulani sono comunque ben controllate dal pacchetto arretrato azzurro.

Ombre – Il gol per il Napoli è diventato come il master a Boston di Oscar Giannino: introvabile. I tifosi del Napoli sperano che Zingales (il gentiluomo che ha ‘sbugiardato’ il sobrio Giannino) non si permetta di dire che Cavani non ha mai conseguito il master all’Università del gol. Per il Matador comunque il periodo è buio. Sono cinque gare che non va a segno: da quando è sotto il Vesuvio non era mai successo.

Quello che verrà – Voci di corridoio dicono di un avvistamento in un noto bar della movida romana: c’erano il giaguaro, Beppone nazionale e pure quello che è andato a Roma e non ha visto il Papa. Vincere con la Juve venerdì significherebbe riaprire un campionato che pare chiuso e fare andare di traverso l’aperitivo a tutti e tre. Mica male.

Social Football Web Radio : On Air “TuttA per Voi”

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On line la nuova puntata di “TuttA per voi“. Matteo Mansueti e Fabiano Di Stefano approfondiscono la venticinquesima giornata del campionato di serie A che si è disputata nello scorso week-end.

Buon ascolto. Argomenti: Napoli , cosa succede in città? Conte, perchè non sai perdere? Andreazzoli, l’uomo più semplice. Montella, la felicità! Stramaccioni, basta! Siena – Lazio, presentazione match.

Per ascoltare la puntata: http://213.175.198.64/~tv3/socialfootball.it/web-radio_socialfootball5.htm

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Punto Napoli: il gol non arriva, la rapina sì. Ciao Carmelo…

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Punto Napoli: il gol non arriva, la rapina sì. Ciao Carmelo…
di Carmine Guarino
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Non è crisi, ma poco ci manca. Il gol che non arriva, le tre sberle di Coppa Uefa, i soli due punti in altrettante partite di Campionato e il nervosismo finale della gara odierna. Sono tutti segnali che la barca sta prendendo una brutta rotta. Se il pareggio all’Olimpico contro la Lazio pareva un punto guadagnato, lo 0-0 di oggi contro un’ottima Sampdoria è un’occasione gigantesca buttata via. Sembrava dovesse essere il week end del Napoli e invece, conti alla mano, è ancora la Juve a sorridere. I bianconeri raccolgono quattro punti nelle ultime due partite. Gli uomini di Mazzarri solo due con un saldo dalla vecchia Signora che recita altri due punti ulteriori di distacco. Considerando che è difficile che i bianconeri sbaglino ancora così tanto, per il Napoli è arrivato il momento di tornare sulla retta via.

La partita – Esordio per Armero dal primo minuto, e tridente offensivo con Hamsik, Insigne e Cavani. Il Napoli, però, fatica tremendamente a creare occasioni da gol. Tralasciando una mezza palla gol per ‘el Matador’, il resto è tutta robetta. La Samp invece è ben messa in campo, sfrutta gli spazi e se non fosse per Behrami andrebbe addirittura in vantaggio con Costa. Nel secondo tempo entra Pandev per Britos, con gli azzurri che si sistemano con un più offensivo 4-3-3. Le azioni gol continuano a latitare. Fino al 29′ quando Hamsik calcia a botta sicura ma trova pronto Romero che, con l’aiuto del palo, sventa il pericolo. La partita praticamente finisce là. E purtroppo per il Napoli il risultato finale è 0-0.

Luci – Davvero poche quelle viste al San Paolo. Si salva soltanto la voglia mostrata nel secondo tempo, e niente altro. Per una volta la luce più splendente è in cielo: “Napoli non potrà dimenticare Imbriani”, recitava uno striscione in curva. Ciao Carmelo…

Ombre – un gol in tre partite, Cavani che non segna da quattro gare, Mazzarri che ‘litiga’ coi tifosi a fine gara. Sembra essere scesa la notte fonde sul Napoli. La squadra, soprattutto nel primo tempo, è apparsa stanca e molle. Giusto per completare la giornata, Hamsik ha subito una rapina appena uscito dallo stadio. Cose che, di certo, non aiutano un ambiente già solitamente elettrico.

Quello che verrà – Giovedì gli azzurri vanno in casa del Plzen. Dopo la sconfitta per 0-3 dell’andata le speranze sono ridotte al lumicino e magari sarà meglio conservare le energie per la sfida di lunedì al Friuli contro l’Udinese. Sbagliare non è più ammesso.