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Lazio e autolesionismo: si rischia l’Europa

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platini

Di Luigi Pellicone

Arrivata, direttamente da Nyon e puntuale come un orologio svizzero, la stangata UEFA: la Lazio giocherà a porte chiuse sia il ritorno con lo Stoccarda, sia l’incontro casalingo nell’eventuale quarto di finale di Europa League. Una sentenza prevedibile, quasi inevitabile, in virtù dello striscione esposto con raro “tempismo” dalla Nord domenica sera durante Lazio – Fiorentina.
Si dirà che la curva ha risposto da curva. Bene, anzi male: a chi giova questa “guerra” che sembra essere persino stata annunciata in “anteprima” via etere nel weekend antecedente Lazio – Fiorentina?
Definire Platini un “maiale” da cui non si accettano moralismi perché ha giocato, vinto e festeggiato una finale di Champions sporca di sangue è un gesto poco sensato che tocca un nervo scoperto. Platini sa bene cosa significhi Juventus – Liverpool: una macchia, sporca appunto di sangue, nella storia dell’UEFA. Tirare fuori un argomento del genere, proprio il giorno antecedente alla sentenza, puntando il dito verso chi era in campo e si è reso partecipe di quella vergogna, significa consegnarsi all’inclemenza della corte. Non a caso, oltre alla condanna, è arrivato anche l’ultimatum: al prossimo episodio di intolleranza, la Lazio rischia di essere estromessa da qualsiasi competizione europea. Un segnale che condiziona presente e futuro europeo: al prossimo “sospiro” proveniente dalla Nord, la squadra potrebbe ritrovarsi fuori da ogni competizione europea nella prossima stagione.
In quest’ottica, quanto accaduto domenica sera invita alla riflessione: chi ha esposto lo striscione tifa Lazio? Ha a cuore le sorti di una squadra lanciata verso i quarti di finale di Europa League e in lotta per un posto in Champions? È consapevole di aver posato una potenziale pietra tombale nel cammino europeo biancoceleste?
Anche i sassi del Foro Italico sanno che la tifoseria laziale è invisa alle alte sfere dell’UEFA. Perché consegnarsi agli umori di Platini? É così difficile ipotizzare, adesso, un arbitraggio “ad hoc” per eliminare presto e bene dall’Europa League una squadra sostenuta da una tifoseria giudicata violenta e razzista? Occhio alle “trappole”.
I sacrifici sul campo, la competenza, la signorilità di Petkovic, meritano rispetto. La Lazio non può essere succube della responsabilità oggettiva, ostaggio di chi ha cercato e trovato visibilità da questa vicenda. La Curva e il presidente trovino una soluzione: vadano oltre gli interessi personali, per il bene della Lazio.

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Lazio, un mese da dimenticare

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petko

 

di Marco Marini

Mettersi alle spalle i passi falsi e ripartire. E’ questo ciò che si auspica Petkovic oltre che tutta la tifoseria biancoceleste. Dal 19 Gennaio ad oggi la Lazio ha ottenuto una sola vittoria, per giunta in Coppa Italia, nel ritorno della semifinale disputata contro la Juventus all’Olimpico. Nelle ultime cinque partite di campionato, invece, sono stati conquistati solo due punti, frutto di due pareggi contro il Palermo, al Renzo Barbera, e contro il Napoli, all’Olimpico. Nelle altre tre sono arrivate altrettante sconfitte contro Chievo Verona, Genoa e Siena. Tralasciando la gara contro l’Atalanta, vinta per 2-0, nel girone di ritorno la Lazio ha un ruolino di marcia pessimo. Due punti soltanto in cinque partite sono propri di una squadra in lotta per la salvezza che gravita negli ultimi posti della classifica. Due punti che fanno da contraltare ai sette ottenuti nella prima parte della stagione dopo aver giocato le stesse partite, Atalanta esclusa. Così facendo si rischia seriamente di perdere quanto di buono fatto nel girone di andata.

Potrebbe essere solo una mancanza di concentrazione? Forse la partita contro il Siena, persa malamente per 3-0, ha dato questa impressione. Sicuramente dei problemi ci sono e sono davanti agli occhi di tutti.

Il reparto arretrato non è più solido come prima. Con i tre gol presi all’Artemio Franchi la porta difesa da Marchetti non è più un bunker. In poche giornate ha perso quella solidità che lo ha contraddistinto nella prima fase della stagione. Parlano chiaro le ultime 8 partite ufficiali, coppe comprese, dove la Lazio ha incassato quindici gol, di cui nove in trasferta. L’ ultima gara in cui la porta biancoceleste è rimasta imbattuta risale proprio al match contro l’Atalanta del 13 Gennaio scorso.

A centrocampo servivano ricambi ed alternative per poter puntare sempre più in alto o, almeno, mantenere lo stesso rendimento. Ledesma, faro della squadra, infatti sembra risentire della stanchezza accumulata nella prima parte di stagione dove è stato impiegato quasi sempre da Petkovic. L’arrivo di Felipe Anderson avrebbe portato forze fresche per dare la possibilità al centrocampista argentino di riposarsi, senza che la sua assenza avesse potuto incidere più di tanto.

In attacco l’assenza di Klose si sente ed anche tanto. Lo dimostrano le sette gare in cui il centravanti tedesco è mancato. Non a caso in campionato, senza la sua presenza in campo, la Lazio ha ottenuto in totale solo tre punti, frutto di tre pareggi. Inoltre sono stati segnati solo tre gol a fronte dei dodici subiti. Floccari, per quanto si trovi in un ottimo momento di forma, non può reggere da solo il reparto avanzato. Obiettivamente non è in grado di fare la differenza come Klose. Kozak, invece, risulta decisivo solo in coppa.

In una situazione del genere bisogna riprendere le energie mentali e fisiche, latitanti in questo ultimo mese per tornare ad essere quella squadra che tutti hanno ammirato nel girone d’andata. D’altra parte la stagione è ancora lunga. La lotta per il terzo posto è ancora aperta, la finale di Coppa Italia è da giocare e per l’Europa League ci sono buone possibilità che la Lazio possa arrivare agli ottavi. Perché mollare adesso, come accaduto anche l’anno precedente? Errare humanum est, perseverare diabolicum.

Social Football Web Radio : On Air “TuttA per Voi”

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On line la nuova puntata di “TuttA per voi“. Matteo Mansueti e Fabiano Di Stefano approfondiscono la venticinquesima giornata del campionato di serie A che si è disputata nello scorso week-end.

Buon ascolto. Argomenti: Napoli , cosa succede in città? Conte, perchè non sai perdere? Andreazzoli, l’uomo più semplice. Montella, la felicità! Stramaccioni, basta! Siena – Lazio, presentazione match.

Per ascoltare la puntata: http://213.175.198.64/~tv3/socialfootball.it/web-radio_socialfootball5.htm

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Punto Lazio: Pazza idea di far bel gioco con te

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petko

 

Tre rigori non frenano l’armata biancoazzurra

Di Michele De Angelis

 

Un match come questo non si era mai visto. Follie difensive e invenzioni pungenti ben mescolate per un cocktail micidiale.

Una notte europea che regala brividi a non finire, una di quelle serate in cui le certezze non sono le benvenute.

Gli ospiti incassano i colpi ma non mancano mai di reagire, nemmeno alla fine, dopo aver subito un doppio colpo che avrebbe steso i più.

Il risultato è positivo e lascia ben sperare per il ritorno, basterebbe anche un pari, infatti i Petkoboys hanno già l’acquolina in bocca…

Luci: Dalla cintola in su va tutto bene, le occasioni fioccano e le due punte non si fanno pregare troppo. Grazie al cambio di modulo i biancocelesti riescono, nel secondo tempo, ad allargare molto bene il gioco sulle fasce. Lulic torna finalmente a splendere. Candreva brilla. Kozak e Floccari danno spettacolo.

Ombre: Sono concentrate sulla linea difensiva e in particolar modo catalizzate da Dias prima e da Cana poi. Troppe disattenzioni non permettono di offrire la consueta sicurezza al portierone biancoazzurro. Il centrale brasiliano è il nervosismo fatto persona. Ledesma sempre più affaticato.

Quello che verrà: Fortunatamente la gara di campionato col Siena verrà disputata solo lunedì e ci sarà tempo per recuperare uomini ed energie. Il mister vuole provare a recuperare Stefano Mauri ma è difficile che parta dall’inizio. Si dovranno fronteggiare tre gare in una settimana e l’equilibrio delle scelte sarà fondamentale. In campionato la vittoria manca ormai da troppo tempo. Le gambe hanno ripreso a girare, ora è il momento di raccogliere i frutti.

Social Football Web Radio : On Air “TuttA per Voi”

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On line la nuova puntata di “TuttA per voi“. Matteo Mansueti, Stefano Scaglietta e Fabiano Di Stefano approfondiscono la ventiquattresima giornata del campionato di serie A che si è disputata nello scorso week-end: Delirio Rossi, Disfatta Roma, Osvaldo – Totti , Lazio – Napoli che show! , Juventus – Fiorentina, allungo scudetto, Ruggito Inter, Milan Balotelli non basta.

Buon ascolto.

Per ascoltare la puntata: http://213.175.198.64/~tv3/socialfootball.it/web-radio_socialfootball5.htm

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Lazio, un immobilismo ingiustificato

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Petkovic-Chievo

Di Luigi Pellicone

La Lazio perde a Genova e sciupa l’ennesima occasione: i biancocelesti hanno rovinato in tre partite (Palermo, in casa con il Chievo e Genoa) quanto di buono era stato fatto sinora. Si era a 3 punti dallo scudetto. Era inizio gennaio. Ci si ritrova a -7 dalla Juventus, con l’Inter e soprattutto il Milan alle costole.
Petkovic si è lasciato “conquistare” dal 3-5-2. Alla luce dei risultati, meglio non seguire la moda ma conservare lo stile di gioco che ha portato la Lazio in zona Champions.
Intanto, le rivali si sono rafforzate e iniziano a correre. Analizziamo la situazione. L’Inter è discontinua, non appare in grado di inserirsi nella lotta per i primi 3 posti. Spaventa di più la Fiorentina: ha un buon impianto di gioco, ha preso Sissoko, ritrovato Jovetic e può giocarsi la carta Pepito Rossi nel rush finale. La nuova Roma è un’incognita troppo lontana per essere presa in considerazione. Preoccupante, l’improvvisa ascesa del Milan. L’arrivo di Balotelli è un segnale chiaro: Galliani crede, eccome, al terzo posto. Se poi alla bontà di una rosa arricchita si aggiungono una serie di circostanze più o meno favorevoli alla rincorsa rossonera, ecco che il quadro inizia ad assumere tinte fosche.

Anche perché Lazio non si è mossa né in classifica, né sul mercato: Petkovic ha a disposizione un collettivo collaudato ma competitivo solo in 13-15 elementi. Pochi, per pensare di poter completare una stagione in cui si lotta su tre fronti. Gli infortuni di Hernanes, gli acciacchi di Klose (ma davvero si pensava che il tedesco avesse retto 38 partite?) qualche squalifica, i mali di stagione, rischiano di compromettere il lavoro svolto. Era doveroso puntellare l’organico. Possibile che la dirigenza non abbia trovato innesti adeguati? O non li ha cercati? Nascondersi dietro il dito della mancata cessione di Zarate è una scusa buona per chi vuole il male della Lazio. La vera incognita, adesso, è capire come una rosa ristretta possa spingere sull’acceleratore senza ricambi. Petkovic è bravissimo, ma non può fare i miracoli. Il tecnico ha ricavato il 100% dall’attuale rosa, ma né Lotito, né Tare lo stanno aiutando. La dirigenza giustifichi questa scelta di fronte a una tifoseria appassionata che aspettava un grande acquisto per accompagnare la squadra verso il Grande Sogno. Svegliata, disillusa, da un immobilismo ingiustificato e ingiustificabile, adesso la piazza deve sperare in Petkovic e nel recupero degli infortunati eccellenti. Eppure bastavano due innesti: un centrocampista di livello, e una punta capace di far tirare il fiato a Klose. Peccato.

Guardiola al Bayern: l’effetto domino sulle panchine d’Europa

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guardiola

Guardiola ha sorpreso tutti, come spesso ci ha abituato quando era alla guida del suo Barcellona, forse la squadra più forte di tutti i tempi, sicuramente degli ultimi 20 anni.

Giornalisti, addetti ai lavori, dirigenti e patron dei più grandi club europei sono rimasti spiazzati da questa scelta. In Inghilterra erano quasi certi che l’allenatore di Santpedor avrebbe portato le sue idee rivoluzionarie oltre manica, lì dove questo sport trova i suoi natali.

Roman Abramovich era pronto a ricoprirlo d’oro. Dopo aver raggiunto la tanto agognata Champions, era pronto a togliersi l’ultimo sfizio, fin’ora mai raggiunto nonostante l’alternarsi sulla panchina dei blues dei più grandi tecnici del panorama europeo e non, da Mourinho ad Ancellotti passando per Scolari: divertire e divertirsi, senza l’ossessione maniacale della conquista della coppa dalle grande orecchie, messa in bacheca dal mai amato e troppo pragmatico Di Matteo.

Cosa succederà ora a Londra? Un ritorno di Mourinho non è da escludere, PSg permettendo: il tecnico di Setubal lascerà quasi certamente il Real Madrid, indipendentemente dai risultati che conseguirà quest’anno.

Il nome nuovo è invece quello di Gianfranco Zola che tanto bene sta facendo al Watford traghettandolo verso i play-off di Championship. L’allenatore italiano scatenerebbe l’entusiasmo dei tifosi dei blues, attualmente in aperta contestazione con la società dopo la scelta di sostituire Di Matteo con Rafa Benitez, il cui unico modo per continuare a sedersi sulla panchina di Stamford Bridge sarebbe quello di vincere la Premier.

A Manchester la scelta di Guardiola ha notevolmente aumentato le possibilità per Roberto Mancini di rimanere alla guida del City. La presenza di due dirigenti spagnoli, Soriano e Begiristain, nell’organigramma societario sembrava il preludio per lo sbarco dell’ex Barcellona. A questo punto, forte anche del super contratto che lo lega ai citizens fino al 2017, il tecnico di Jesi dovrebbe dormire sonni tranquilli, nonostante il secondo fallimento consecutivo in Champions, a maggior ragione se riuscisse a vincere la Coppa d’Inghilterra.

In Francia lo scenario è molto più semplice: se Ancellotti vince il campionato verrà confermato, altrimenti è già pronto il piano per portare lo Special One sotto la Tour Eiffel, magari insieme a Cristiano Ronaldo, in rotta con il club spagnolo. Il favorito per la panchina del Real sembra essere Jurgen Klopp, che quasi sicuramente lascerà il Borussia Dortmund. In corsa per la panchina delle “merengues” anche Ancellotti.

In Germania, la risposta a Guardiola da parte del BVB potrebbe essere una nuova conoscenza del calcio italiano: Vladimir Petkovic. Il tecnico bosniaco, vera rivelazione di questa stagione, sembra essere il primo nome sul taccuino di Michael Zorc, direttore sportivo dei giallo-neri.

Redazione Social Football