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On air “L’Europa che conta”

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Disponibile sulla web radio la nuova puntata de “L’Europa che conta”.

Focus sul prossimo week-end di calcio italiano con i big match Milan-Napoli e Lazio-Juve.

Commento sui sorteggi di Champions League ed Europa League.

Consueto angolo sulle scommesse.

In studio: Michele De Angelis, Alberto Rossi e Giampaolo Caldarini.

Per ascoltare la puntata: http://213.175.198.64/~tv3/socialfootball.it/web-radio_socialfootball5.htm

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On air “L’Europa che conta”

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Nuova puntata de “L’Europa che conta” sulla web radio.

Spazio dedicato alla nazionale italiana per gli impegni della settimana. Punto della situazione dei diversi campionati europei, fermi per la sosta.

Consueto angolo dei pronostici per le scommesse.

In studio: Alberto Rossi e Giampaolo Caldarini

Per ascoltare la puntata: http://213.175.198.64/~tv3/socialfootball.it/web-radio_socialfootball5.htm

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Ecco perchè ci vorrebbe un Grillo anche nel calcio

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di Michele D’Alessio

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La politica nel calcio, il calcio nella politica. Questo è il connubio che da anni pervade le menti degli esperti appassionati di football a ogni latitudine. Nel pallone è fondamentale contare, avere un peso politico. Nel calcio italiano, in particolare, tante e tante vicende hanno dimostrato che se nei momenti che contano si ha peso politico, questo può influire di più rispetto all’avere un numero 10 che sforna gol e assist per i compagni.

Nei nostri palazzi del potere pallonaro, la situazione non è tanto dissimile da quella del potere politico vero e proprio: è stantia, nervosa, monotona e maledettamente lontana dal cuore degli appassionati. Per questo servirebbe l’arrivo di un Beppe Grillo nel calcio. Qualcuno che si imponga come obiettivo quello di cambiare la musica, e di far riavvicinare il tifoso ai cancelli degli stadi, oggi sempre più desolatamente vuoti.

Grillo ha scombussolato la politica italiana. Il suo Movimento 5 Stelle è stato scelto da un quarto degli elettori, e ciò inevitabilmente porterà a dei cambiamenti che vogliono umanizzare la politica, e farla uscire da quella bolla di irrealtà nella quale deputati, senatori, tecnici, ministri e sottosegretari sono inseriti.

Così nel calcio. Oggi i presidenti delle squadre con più tifosi assomigliano sempre di più a quegli attempati funzionari di partito (in alcuni casi sono proprio la stessa persona…). Sono interessati solo a spartirsi la torta dei diritti televisivi, fanno finta di litigare e magari decidono anche come dividersi gli scudetti, due anni a me, altri due a te, altri due all’altro e poi di nuovo a me, e così via. La serie A da troppi anni non regala cambiamenti: escluse le parentesi di Lazio e Roma negli anni 2000 e 2001, l’ultima squadra a vincere il campionato diversa da Inter, Milan e Juventus fu la Sampdoria, nell’ormai lontano 1991.

Chi può essere il Beppe Grillo del calcio? Una figura capace di scardinare questo sistema?
Difficile individuare una singola persona fisica. Un passo importante sarebbe una più equa ripartizione dei diritti tv, non decisi per bacino d’utenza, ma equivalenti per tutti. Così, un Pescara riceverebbe tanti soldi quanti una Juventus. E poi il calcio, come la politica ha bisogno di modernizzarsi nelle sue strutture. Grillo ha trovato nella rete la vera rivoluzione, l’ambiente nuovo in cui diffondere il suo movimento, e così al calcio servono come il pane strutture nuove, come stadi più comodi e fruibili. Tutto questo per ridurre le distanze dagli appassionati, che oggi, con un voto di protesta, stanno lasciando, sempre di più, i seggiolini vuoti.

Social Football Web Radio: on air “Speciale Giovedì”

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In onda su Social Football Web Radio “Speciale Giovedì

Approfondimenti sulla Champions League: Real Madrid – Manchester United, Shaktar Donetsk – Borussia Dortmund. Analisi sedicesimi di Europa League: Borussia Monchengladbach – Lazio, Napoli – Viktoria Plzen e Inter – Cluj. Approfondimenti serie B e ultime notizie serie A.

In studio: Patrizio Marcoccio, Marco Marini e Fabio Ferrandi.

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Catania, la Sicilia che ride

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di Marco Marini

Continua a stupire la squadra di Maran. A differenza dell’altra formazione siciliana, il Palermo, che sta vivendo una periodo critico come testimonia il penultimo posto in classifica, il Catania si trova in una situazione diametralmente opposta. Ottavo posto momentaneo in campionato e 32 punti all’attivo. Ben nove lunghezze in più rispetto all’anno passato sebbene con due partite in meno.

Di questi 32, ben 23 sono stati conquistati davanti al proprio pubblico. Al Massimino, infatti, la squadra etnea ha un ruolino di marcia di tutto rispetto. Sette vittorie, due pareggi e solo due sconfitte. Abbastanza negativo è, invece, il rendimento fuori casa dove ha ottenuto solo nove punti dovuti ai successi contro Siena e Genoa. Nelle restanti gare lontano dalla Sicilia è uscita dal terreno di gioco con la miseria di 3 pareggi e ben 5 sconfitte. Tuttavia, soprattutto il rendimento tenuto tra le mura amiche ha permesso di raggiungere, alla seconda giornata del girone di ritorno, l’ottava piazza. Un risultato inaspettato ad inizio stagione che adesso cambia in positivo le aspettative della società.

Da una salvezza tranquilla, come era stato improntato il campionato ad inizio stagione, adesso il Catania si ritrova a lottare per la zona Uefa. Ad una sola lunghezza di distanza dalla Roma e a due dal Milan, è anche giusto incominciare a pensare a qualcosa di più di una semplice permanenza nella massima serie. D’altra parte il Genoa, al terzultimo posto, si trova a soli 17 punti ed il Palermo, penultimo, a quota 16. In pratica ci sono ben 15 punti di differenza dai rossoblù e 16 dai “cugini” rosanero che possono far star tranquillo il Catania.

Non è proprio dello stesso avviso Alejandro Lopez, uno degli elementi più rappresentativi di questa formazione, il quale ha voluto mantenere un profilo basso dichiarando che la squadra, sebbene sia “migliorata anno dopo anno, ha come obiettivo primario quello di rimanere in A”. Nonostante tutto è convinto che “quest’anno si potrà fare ancora di più”.

Di ciò ne è consapevole anche Nicolas Spolli, difensore centrale della formazione rosso azzurra, il quale ha parlato dell’ottimo rendimento della squadra di Rolando Maran nelle ultime giornate di campionato affermando in merito che “non c’è segreto o, meglio, c’è soltanto una cosa che può essere evidente a tutti.  Questo è un gruppo, non una squadra. Un gruppo dove chi gioca fa bene, ma chi subentra, il più delle volte, è in grado di fare meglio di chi gli ha lasciato il posto. Le tre partite disputate senza prendere gol  si dice merito della difesa, ma il merito è dei compagni degli altri reparti, centrocampo e attacco, che ripiegano continuamente e tolgono agli avversari possibili spazi fra le linee”. Per gli obiettivi da raggiungere a fine stagione preferisce mantenere una certa cautela ritenendo che “l’ euforia eccessiva è dannosa, specie adesso che non abbiamo raggiunto nulla. Fin quando non avremo messo da parte quegli otto o nove punti che ci daranno la certezza matematica della permanenza in serie A, non potremo rallentare la corsa. Poi, ma soltanto dopo avere raggiunto quota 40, potremo cominciare a pensare ad altro genere di discorsi”.

In un certo senso fa bene a mantenere un profilo basso visto che mancano ancora troppe giornate per poter dare un giudizio definitivo. Sicuramente le prossime due gare, Catania – Fiorentina e Napoli – Catania saranno un banco di prova di tutto rispetto dove si potrà vedere se è pronto per il salto di qualità oppure ancora no. Tuttavia, i successi ottenuti contro Lazio e Roma ed il pareggio casalingo contro il Napoli hanno dimostrato che, quest’anno, il Catania è una squadra tecnicamente valida e tatticamente ben messa in campo da mister Maran. Una formazione che, salvo disastri, può continuare a far sognare i propri tifosi.

Punto Roma: squadra ancora sprecona, notte fonda al Massimino

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di Alberto Rossi

Ci risiamo. Ancora una volta la Roma perde una partita pagando le troppe occasioni non sfruttate sotto porta. Ed ancora una volta la squadra non riesce più a reagire al primo intoppo. Un match, quello di Catania, visto ormai troppe volte per la Roma di questi ultimi tempi. Non è ammissibile, per una squadra che vuole puntare ad arrivare tra i primi quattro – cinque posti, disputare un primo tempo come quello visto domenica e non capitalizzare nemmeno una delle tante azioni offensive prodotte. Proprio come nella sfida di Napoli, Destro e Bradley si sono resi protagonisti di gol clamorosamente mangiati davanti alla porta, in alcuni casi semi vuota. Si poteva tranquillamente chiudere la prima frazione di gara di due o tre gol di vantaggio ed invece match ancora in equilibrio e, nella ripresa, i giallorossi non scendono più in campo consegnando tre punti ai siciliani. Preoccupante il crollo mentale che si è  visto nel secondo tempo, in particolare dopo il gol degli avversari. La Roma sembrava una classica squadra sotto di tre gol e in inferiorità numerica che non vedesse l’ora di terminare una partita già decisa. Le tante assenze (Totti, Osvaldo e Pjanic su tutti) non possono essere considerate un alibi per la differenza che si è vista tra il primo ed il secondo tempo. Evidentemente ci sono tanti elementi in squadra che, in mancanza di giocatori di rilievo, non hanno la sufficiente personalità per prendere in mano la gara ma l’insufficienza è sembrata anche tecnica: alcuni singoli non si sono dimostrati all’altezza della causa.

Luci: ce ne sono veramente poche, si salva solo ciò che è stato prodotto (e non sfruttato) nel primo tempo e la buona prestazione di Marquinho, inspiegabilmente sostituito nel secondo tempo

Ombre: la prestazione della squadra nel secondo tempo è tra le peggiori della stagione con una mancanza di personalità evidente. Imperdonabili i tanti e ripetuti errori sotto porta, alcuni davvero banali. Anche Zeman, con le sue scelte, ci ha messo del suo. Il tecnico torna a preferire Tachtsidis a De Rossi con scarsi risultati ed inevitabili polemiche che seguiranno in settimana. La sostituzione di Marquinho, fino a quel momento apparso tra i migliori, lascia perplessi. Le responsabilità maggiori, in ogni caso, non possono che ricadere su Destro che ha sprecato tutto quello che ha potuto.

Quello che verrà: probabilmente gli obiettivi stagionali dovranno cambiare con le pretendenti al terzo posto che scappano definitivamente. Rimane a portata di mano la Fiorentina, avanti ancora di tre punti, ma la Roma deve fare soprattutto attenzione al Milan, ormai ad un solo punto di ritardo, per difendere almeno il sesto posto, ultimo valido per accedere in Europa. Prima della delicatissima sfida con l’Inter, la squadra di Zeman deve pensare all’impegno di mercoledì a Firenze e, in questo momento, non può permettersi di perdersi per strada anche la Coppa Italia per non peggiorare ulteriormente la stagione. Senza Osvaldo e Lamela squalificati sarà durissima, specialmente se non dovesse ancora recuperare Totti.

Roma-Milan 4-2: le pagelle

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di Alessia Fratarcangeli

AS ROMA

Goicoechea – 7.5 nel primo tempo è poco impegnato, salva il vantaggio giallorosso con un intervento da terra su El Shaarawy. Nella ripresa da spettacolo difendendo la porta prima dalle insidie di Robinho, poi doppio intervento su Boateng. Prende l’ammonizione toccando il piede di Pazzini e regala così un rigore ai rossoneri. Subito dopo respinge con difficoltà un colpo di testa di Pazzini, ma Bojan ne approfitta e la mette dentro.

Piris – 6.5 a volte rischia e non riesce a tenere a bada la velocità prorompente di El Shaarawy, ma tutto sommato è molto concentrato e crea non pochi problemi al Faraone e a Robinho.

Marquinhos – 6.5 nel primo tempo è impeccabile, ha una lettura del gioco superba. Peccato che la sua ennesima buona prestazione è macchiata da uno sciocco fallo di mano da ultimo uomo (nonché in una situazione di chiara occasione da gol) che gli costa il cartellino rosso al 78’.

Burdisso – 7 il gol del vantaggio giallorosso porta la sua firma: colpisce di testa su calcio d’angolo di Pjanic e insacca il pallone a fil di palo alla sinistra di Amelia, che rimane spiazzato. Affronta la partita con minuziosa attenzione e si sacrifica, prendendo l’ammonizione, per fermare El Shaarawy.

Balzaretti – 6.5 confermato ancora lo splendido feeling con Totti. Al 60’ crea un grandioso e preciso assist e manda a segno Lamela, che sigla il 4-0.

Pjanic – 6 partita fatta di luci e ombre per il bosniaco. Rispetto alle altre partite si vede di meno in attacco, ma contribuisce al successo giallorosso con il suo preciso cross per la testa di Burdisso.

De Rossi – 7 si rivede di nuovo  la colonna portante del centrocampo della Roma. Attento, preciso nelle verticalizzazioni, prova anche a cercare la conclusione personale, ma il tiro è troppo centrale. Quando tutti si aspettavano che tirasse, lancia Lamela verso il 3-0 con un fantastico assist.

Bradley – 6 Reattivo, sempre pronto a inserirsi in ogni azione offensiva, è da lui che parte l’azione del terzo gol. Buono il suo lavoro anche in fase difensiva, rientra per aiutare i compagni soprattutto nelle situazioni più disordinate in area giallorossa.

Lamela – 7.5 Al 30’ sigla il 3-0 battendo con freddezza e classe il portiere rossonero. Firma nel secondo tempo la sua meritata doppietta con un  gol di testa che va a spiazzare sia Costant che Amelia. Come anche gli altri attaccanti giallorossi, manda in tilt la difesa rossonera ;spende molto anche nel rientrare in fase difensiva, ma è sempre pronto a ripartire. Florenzi (67’) – 6 entra e si vede subito che è molto carico. Con la sua velocità mette in difficoltà i giocatori rossoneri.

Osvaldo – 7 cinico, pronto a sfruttare ogni occasione che gli si presenta. All’11 trova un gran tiro, parato da Amelia. Il secondo gol porta la sua firma, grazie all’assist di capitan Totti ed è quasi la fotocopia del primo gol di Burdisso. Destro (67’) – 5.5 unica nota non (troppo) positiva, ma solo perché dopo  dieci minuti la Roma si ritrova in inferiorità numerica e perciò non ci sono molte occasioni per indirizzare l’attaccante verso la porta.

Totti – 7 come in tutte le grandi occasioni, illumina il gioco della squadra giallorossa. Da fastidio ai suoi avversari e si procura astutamente molti falli. È sua la pennellata vincente  che manda facilmente in gol Osvaldo; al 49’ potrebbe firmare il 4-0 con un diagonale di sinistro, che finisce fuori di poco. Romagnoli (80’) – s.v.

Zeman – 7 quando si tratta di preparare i big match, a quanto pare ha imparato dai suoi errori. Privo di Castan, schiera Burdisso che di certo non gli fa rimpiangere il brasiliano.  I suoi tre argentini gli regalano questa vittoria; la sua squadra ha sempre cercato la via del gol anche quando la partita era già chiusa da un pezzo. Dopo l’espulsione di Marquinhos mette in campo il giovane Romagnoli, incoraggiandolo a bordo campo. La nebbia e le polemiche di Verona sembrano  dimenticate oramai.

AC MILAN

Amelia – 5  all’11 del primo tempo effettua una gran parata su tiro di Osvaldo, ma pochi secondi dopo rimane paralizzato sul colpo di testa di Burdisso che svetta tra i difensori rossoneri e segna l’1-0. Non può nulla neanche sul secondo gol, messo a segna da Osvaldo nella stessa modalità di quello di Burdisso e sul gol del 3-0 firmato Lamela. Nel complesso la colpa dei quattro gol subiti è da attribuire più che altro a una difesa scoordinata e non attenta.

De Sciglio – 5.5 innesca qualche buona azione nei primi 10 minuti della partita e negli ultimi 10 minuti. Per il resto, abbastanza titubante e impreciso, sulla scia dei suoi compagni di reparto. Sbadatamente consegna la palla a Bradley, che innescherà l’azione del terzo gol.

Mexes – 5 cerca di dare una mano anche in attacco, proponendosi più volte, ma dati i blackout  difensivi farebbe meglio a rimanere al suo posto.  Una prestazione deludente, macchiata anche da alcuni interventi scomposti.

Yepes – 4.5 il peggiore del reparto difensivo rossonero. Al 10’ ruba un pallone a Osvaldo che potrebbe diventare pericoloso. A metà del primo tempo, sul cross di Totti, si fa prendere il tempo da Osvaldo, che va a segno, e insieme a Constant si perde Lamela nell’azione del quarto gol.

Constant – 5 colpevole quanto Yepes in svariate occasioni e soprattutto nell’azione del quarto gol giallorosso. Una prestazione poco convincente, fatta più di bassi che di alti in sintonia con l’intera difesa del Milan. In superiorità numerica, riesce a proporsi anche in attacco.

Montolivo – 5 primo tempo inesistente, il centrocampo che dovrebbe essere guidato da lui è invisibile e i giocatori giallorossi posso facilmente dominare. Lento, quasi addormentato, forse una delle sue peggiori prestazioni in questo girone d’andata;figuriamoci se poteva tener testa al giovane Florenzi.

Ambrosini – 5 la colpa sul gol di Burdisso potremmo attribuirla anche a lui, che viene colto alla sprovvista sullo stacco dell’argentino. Per il resto molte volte il giocatore più che sulla palla, si getta direttamente sui giocatori, questo però non  cambierà la sua prestazione sottotono e  la disorganizzazione del suo centrocampo. Muntari (76’) – sv entra a partita ormai conclusa e, come tutti i suoi compagni, va all’arrembaggio verso l’area giallorossa negli ultimi 10 minuti, senza creare nulla di concreto.

Nocerino – 4.5 ha 45 minuti per convincere Allegri a non cambiarlo, ma il giocatore è davvero in una giornata negativa, risulta non pervenuto in campo e perciò viene sostituito al 55’. Pazzini (55’) – 6 inizia a cercare i suoi spazi soprattutto dopo l’espulsione di Marquinhos. Il reparto offensivo lo tira avanti lui, procurandosi il rigore e trasformandolo in gol, e un minuto dopo costruisce l’occasione che porterà a segno Bojan. Stasera unica nota positiva di un attacco sterile.

Robinho – 5.5 nel primo tempo  regala una palla molto insidiosa per El Shaarawy, che non la sfrutta a pieno. Per il resto della partita è ostacolato molto bene da Piris, che gli concede sempre meno spazio. Nel secondo tempo prova a calciare verso la porta, ma trova un Goicoechea molto reattivo. Bojan (69’) – 6  insieme a Pazzini, crea più pericoli della coppia Robinho-El Sharaawy. Va al tiro un paio di volte e trova il gol su respinta del portiere giallorosso.

Boateng – 5 cerca spazio per far partire El Sharaawy, ma senza successo. Indietreggia anche in difesa per dare una mano al giovane De Sciglio. Va al tiro una volta, ma la palla impatta contro Balzaretti e in più Goicoechea gli nega per due volte il gol su colpo di testa da distanza ravvicinata.

El Shaarawy – 5.5 il giovane talento rossonero delude le aspettative. L’unica cosa di lui che si vede è tanta corsa, ma non si rende quasi mai pericoloso, a esclusione dell’azione in cui Goicoechea lo anticipa da terra. È murato dalla difesa giallorossa, però comunque lascia il segno sul cross che effettua per Pazzini e che porterà il Milan sul 4-2.

Allegri – 4.5 mette in campo una squadra addormentata, lenta e scomposta, soprattutto nel reparto difensivo e a centrocampo.  E c’è da dire che gli attaccanti che ha disposto stasera in campo non erano nelle condizioni migliori. Nel secondo tempo azzecca sicuramente i tre cambi, con Bojan e Pazzini che per 10 minuti hanno creato disordine nell’area giallorossa, ma è ormai troppo tardi. La partita è già persa alla mezz’ora del primo tempo.

Arbitro Rocchi [di Firenze] – 6.5 partita facile da gestire, giusta amministrazione dei cartellini e stranamente nessuna situazione da moviola. Il cartellino rosso per Marquinhos è inevitabile dato che il giovane centrale della Roma si trovava in posizione da ultimo uomo, faccia a faccia con El Shaarawy, in una chiara occasione da gol e allarga volontariamente il braccio nel momento in cui l’attaccante rossonero tenta di spostare il pallone. Giusta anche l’assegnazione del calcio di rigore su Pazzini, poiché il portiere della Roma si disinteressa del pallone e con la mano va a colpire il piede del centravanti del Milan.